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L’opposizione più solida è quella dentro la maggioranza | L’analisi di Claudio Cerasa

Quando una maggioranza solida si ritrova di fronte una opposizione debole, afferma Claudio Cerasa sul Foglio, capita spesso che l’opposizione più efficace alla fine nasca più dentro la maggioranza che dentro l’opposizione.

Con il governo Meloni la situazione oggi è più o meno questa.

E otto mesi dopo la nascita dell’esecutivo, si può dire che l’opposizione più insidiosa incontrata finora dalla premier sulla sua strada sia stata quella costruita più dalla Lega di Matteo Salvini che dal Pd di Elly Schlein.

Dall’inizio dell’esperienza di governo, il leader dell’opposizione della maggioranza, Matteo Salvini, ha cercato un modo per reinventare il suo ruolo e proiettare la traiettoria della Lega verso un orizzonte distante dalla stagione del Papeete.

Salvini ha investito forte nel suo ministero (alle Infrastrutture sono molto impegnati sul fronte del Pnrr, anche se la percentuale di spesa sostenuta sullo stanziamento totale si aggira attorno al 12 per cento) e sul tema delle grandi opere (come il Ponte sullo Stretto, che ha ricevuto apprezzamenti anche da osservatori distanti dalla Lega).

Ma accanto a questo, fuori dal perimetro della sua attività da ministro, la Lega di Salvini, nel rapporto con il partito della premier, ha utilizzato due profili diversi: uno positivo, l’altro negativo.

Il profilo positivo è quello che la Lega ha scelto di adottare nelle non poche occasioni in cui il partito di Meloni è scivolato sulla buccia di banana del populismo.

C’è dunque un Salvini che ha scelto di ingaggiare un duello con il partito della premier scommettendo sulla competizione al centro.

E c’è poi un altro Salvini che ha fatto invece una scommessa diversa, che coincide con la volontà di proporsi sulla scena pubblica come il custode unico del sovranismo smarrito.

Ma la questione di fondo è evidente e la ciccia del ragionamento è chiara.

C’è una partita, quella della rincorsa agli estremisti europei, che rischia di portare all’irrilevanza.

C’è una seconda partita, quella della competizione strategica tra destre di governo, che può portare a qualche successo.

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