Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

L’obiettivo del viaggio di Xi Jinping era dividere l’Europa | L’analisi di Danilo Taino

“Una volpe s’è aggirata per l’Europa.

O era forse un lupo?

Il viaggio dei giorni scorsi di Xi Jinping tra Parigi, Belgrado e Budapest era stato considerato da molti osservatori come molto astuto”.

Ne parla Danilo Taino sul Corriere della Sera: “L’anno scorso, Emmanuel Macron era andato a Pechino e aveva clamorosamente preso le distanze dagli americani sulla difesa di Taiwan e ora Xi ha ricambiato: per qualche mese non imporrà dazi esagerati sulle importazioni di cognac in Cina.

Poi, è stato più generoso nelle due visite ad amici (suoi e di Putin), una in Serbia e una in Ungheria: la prima in un Paese fuori dalla Ue e dalla Nato, la seconda in uno che fa parte di entrambe le organizzazioni ma le ostacola dall’interno.

Probabilmente, a Pechino il tour si continua a vederlo così: diplomazia raffinata.

E in Occidente anche: da noi europei, i governanti cinesi sono sempre visti come abili e smaliziati. Volpi.

Calmate le onde sollevate dallo strano itinerario dell’uomo forte di Pechino, si può cercare di dare un giudizio a freddo della sua strategia e della sua tattica.

La prima è preoccupante, la seconda non sembra poi così geniale e sottile.

L’obiettivo non celato dei dirigenti confucian-comunisti cinesi – sottolinea Taino – è quello di dividere gli europei, sia nella Ue sia nella Nato, e di conficcare (per quello che è possibile) un cuneo nella relazione transatlantica.

Il messaggio: chi in qualche modo si svincola da Bruxelles e Nato sarà ricompensato con l’amicizia della Cina e soprattutto con i suoi investimenti.

Successi tattici facili, tutto sommato, a Belgrado e a Budapest.

L’incontro più rilevante, quello con Macron, è invece stato tutto meno che un trionfo per Xi.

Il risultato del curioso viaggio europeo del leader cinese è la certificazione del suo desiderio di dividere Ue e Nato e di allontanare l’Europa dagli Stati Uniti.

Ed è la certificazione del suo appoggio all’aggressione russa all’Ucraina: non è forse una forzatura dire che non è, come sostengono alcuni, l’Occidente a usare Kiev per attaccare la Russia ma è Pechino a usare Mosca per indebolire l’Occidente.

Sul piano tattico, però, ha sì distribuito premi a Belgrado e a Budapest ma la sua inattesa ed esibita aggressività ha fatto alzare avvisi di pericolo a Parigi e in tutta Europa.

Che ora – conclude – sono forse più consapevoli di prima della portata della sfida cinese.

Non sempre è una volpe quella che arriva da Pechino”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.