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Lo spirito pioniere della Meloni, la riforma costituzionale della destra è un progetto culturale | L’analisi di Ezio Mauro

“Molti nodi stanno venendo al pettine, in questo disvelamento di sé che il governo Meloni sta facendo in questa fase”.

Così Ezio Mauro su Repubblica a proposito dei progetti costituzionali della destra: “Non è un caso – scrive l’editorialista – che in questo quadro, e proprio a questo punto, la premier abbia deciso di giocare la carta del presidenzialismo.

Innanzitutto per Giorgia Meloni la vittoria elettorale non è un punto d’arrivo, ma di partenza.

Interpretando la destra come un fenomeno sociale e politico, naturalmente, ma soprattutto culturale, la premier si muove con uno spirito che potremmo definire da pioniere, che dopo aver conquistato le nuove terre sa di doverle colonizzare, per ottenere i frutti sperati.

L’obiettivo non è portare una destra residuale qualunque, estenuata e diluita, nel gran mercato italiano delle idee, oggi poco frequentato: ma portarci proprio ‘quella’ destra, con la sua carica dirompente.

È il modo che Meloni concepisce – dice Mauro – per compiere la storia della sua destra: attraverso un percorso opposto a quello di bemollizzazione che il pensiero liberal-democratico (antifascista) le ha chiesto invano per mesi.

Per arrivare fin qui, occorre quello che retoricamente si chiama una nuova fine e un nuovo inizio: una rottura, che segni l’ingresso in un’altra poca.

Niente è più travolgente dei vecchi equilibri di una riforma della Costituzione che tocchi il sistema di potere, anzi l’equilibrio tra le istituzioni di vertice, addirittura la forma stessa dello Stato.

Entrando in questo territorio la destra chiude definitivamente la prima Repubblica e inaugura la seconda, che finora si era fermata alle doglie senza mai nascere, ingannandoci.

Ma in questa seconda Repubblica la stessa destra si siede a capotavola, decidendo l’agenda e distribuendo le carte, poiché governa il mazzo.

Automaticamente (ed è la cosa che più conta) la destra estrema di Meloni diventa forza costituente della forma repubblicana che sarà: basata sul presidenzialismo o sul premierato si vedrà, ma comunque con l’impronta del potere forte, personalizzato, centrato sull’ investitura popolare diretta e – conclude – sulla semplificazione populista del concerto istituzionale, infine gerarchizzata”.

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