Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[Lo scenario] Niente più detrazioni fiscali ai redditi alti. Per finanziare la flat tax

Il governo riordinerà le spese fiscali. L’intenzione di mettere mano alle detrazioni e alle deduzioni che riducono le tasse, è contenuta nel “Rapporto programmatico sulle spese fiscali” allegato alla Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza del governo.

Il lavoro tecnico sarebbe già da tempo iniziato. E in parte ereditato dal precedente governo.

Già lo scorso anno, la manovra firmata da Mario Draghi, aveva inserito un primo limite per buona parte delle detrazioni al 19 per cento.

Si tratta, in pratica, degli sconti fiscali per le spese delle assicurazioni sulla vita, per le spese di istruzione, per le badanti, per lo sport dei figli, per l’affitto di una casa per uno studente fuori sede e anche per le spese funebri.

Il taglio introdotto dal governo Draghi risparmia solo le spese sanitarie e quelle sui mutui per l’acquisto della prima casa.

Attualmente dopo i 120 mila euro di reddito, la detrazione viene riconosciuta per un importo inferiore.

Man mano che il reddito sale la detrazione scende, fino ad azzerarsi per i contribuenti che dichiarano più di 240 mila euro.

Sul tavolo del governo, ci sarebbe l’intenzione di dimezzare queste soglie. Insomma, le detrazioni inizierebbero a diventare più leggere già a partire dai 60 mila euro di reddito, per poi azzerarsi a 120 mila euro.

Su questa misura, per ora, non ci sarebbe unità di vedute all’interno della maggioranza. Anche perché potrebbe essere letta come un aumento della tassazione su redditi medi.

Ma in realtà potrebbe invece essere un modo per finanziare una parte della riforma fiscale indicata da Giorgia Meloni nel suo discorso sulla fiducia alle Camere e al quale sta da tempo lavorando il vice ministro all’Economia Maurizio Leo.

Il titolare dello stesso dicastero, Giancarlo Giorgetti, dopo l’approvazione della Nadef, la Nota di aggiornamento del Def, ha spiegato che tutte le risorse disponibili, circa 30 miliardi di euro, saranno utilizzate per fronteggiare il caro bollette.

Le altre misure, come quelle sul Fisco, dovranno trovare copertura, aveva spiegato Giorgetti, “al loro interno”.

E di misure fiscali sul tavolo ce ne sono molte e anche costose. Quella principale è la “flat tax”. O meglio, un primo avvio della tassa piatta al 15 per cento. Per le Partite Iva e i professionisti l’intenzione è quella di alzare la soglia di reddito che dà diritto a pagare un’aliquota del 15 per cento.

Oggi questa soglia è fissata a 65 mila euro, ma la si vorrebbe portare fino a 85 mila euro. Per i lavoratori dipendenti, invece, il meccanismo sarebbe inverso.

La flat tax del 15 per cento non si pagherebbe fino ad una certa soglia di reddito, ma solo su un reddito “aggiuntivo”.

Se il prossimo anno un lavoratore dipendente dovesse dichiarare più di quanto dichiarato in media negli ultimi tre anni, su reddito aggiuntivo avrebbe diritto ad applicare l’aliquota scontata. Si tratterebbe di un risparmio consistente.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.