Il lancio di missili Iskander russi verso l’Ucraina, denunciato da un viceministro di Kiev in assenza di altre conferme, potrebbe essere una sorta di avvertimento nucleare, secondo un’ipotesi avanzata da studiosi e commentatori militari britannici citati da Sky News Uk. Si tratta infatti di armi che, in teoria, possono essere caricate anche con testate atomiche. Un aspetto che Deborah Haynes, Security and Defence Editor di Sky, mette in relazione anche con l’annuncio odierno del presidente Vladimir Putin di porre in stato di allerta il deterrente nucleare di Mosca: in risposta non solo alle nuove sanzioni decise dai Paesi occidentali, ma soprattutto del crescente “atteggiamento aggressivo” rinfacciato alla Nato.
Haynes e altri esperti affermano che che nella dottrina militare russa vi è l’opzione di usare armi convenzionali dotabili di testate nucleari (o in caso estremo anche “piccole testate nucleari tattiche”) come strumenti di una strategia denominata in inglese “escalate to de-escalate”: per spaventare il nemico potenziale e costringerlo a un passo indietro. Haynes ne parla come di un’impennata allarmante dei toni, ma pure come un possibile segnale “di disperazione” di fronte a un’avanzata che in Ucraina sembra incontrare più resistenza del previsto per i russi alle porte delle maggiori città.
L’ordine di Putin
Putin ha ordina l’allerta del sistema difensivo nucleare russo.
La “forza deterrente” dell’esercito russo, messa in allerta da Putin, include una componente nucleare. “Ordino al ministro della Difesa e al capo di stato maggiore – ha detto Putin – di mettere in allerta speciale le forze di deterrenza dell’esercito russo, in risposta alle dichiarazioni aggressive dell’Occidente”.
Le Forze strategiche di deterrenza
Le Forze strategiche di deterrenza, che il Presidente Vladimir Putin ha dato ordine di mettere in stato di massima allerta, sono le forze su cui si basa la capacità dell Russia di esercitare deterrenza per una aggressione, ma anche per sconfiggere un aggressore. Includono sistemi di tipo diverso, fra cui le armi nucleari. Le Forze di deterrenza si suddividono quindi in Forze strategiche difensive e offensive. Le Forze nucleari strategiche (Icbm, bombardieri e missili di precisione a lunga gittata) costituiscono la base delle Forze strategiche offensive in cui rientrano anche le Forze missilistiche strategiche. Le Forze però includono anche sistemi non nucleari o duali, fra cui bombardieri, sottomarini, unità navi, navi armate con missili da crociera. Quindi anche i missili ipersonici a uso duale, Kinzhal (balistico) e Zirkon (da crociera).
L’esercitazione prima della guerra
Sono alla base delle forze strategiche difensive invece i sistemi pronti al combattimento, gli strumenti delle forze di difesa aerospaziale, inclusi i sistemi di allerta per attacchi missilistici, sistemi di controllo spaziale, sistemi di difesa missilistica, anti spazio e aerea. “I leader dei Paesi principali della Nato stanno facendo dichiarazioni aggressive contro il nostro Paese, quindi ordino al ministro della Difesa e al capo di stato maggiore di mettere le forze di deterrenza in stato di regime speciale di allerta”, ha dichiarato Putin, nella riunione che ha tenuto al Cremlino con il ministro della Difesa, Sergei Shoigu e con il capo di stato maggiore, Valery Gerasimov. Lo scorso 19 febbraio, prima dell’inizio della guerra contro l’Ucraina, Putin aveva presieduto, dal Centro di controllo del Cremlino, a una esercitazione delle Forze di deterrenza strategica a cui hanno partecipato anche le Flotte del Mar Nero e del Nord.
L’arsenale nucleare russo
L’arsenale nucleare della Russia conta circa 4.477 testate nucleari, oltre ad altre 1.500 che sono però già smantellate o in via di smantellamento. I dati, aggiornati al 23 febbraio, sono pubblicati dalla Federation of american scientists, organizzazione di ricerca no-profit fondata nel 1945 e composta da scienziati ed analisti. Si tratta di una stima perché è difficilissimo stabilire con certezza un inventario degli armamenti nucleari posseduti dai vari Stati del mondo. Delle 4.477 testate nucleari a disposizione della Russia, 2.889 sono immagazzinate e quindi non immediatamente adoperabili, mentre 1.558 sono già montate sui diversi vettori. Stando al Bulletin of the Atomic Scientists pubblicato da Hans M. Kristensen e Matt Korda il 25 febbraio scorso, 812 testate nucleari sono installate su missili balistici intercontinentale (Icbm), 576 su sottomarini lanciamissili e circa 200 su bombardieri. Circa altre 977 testate nucleari sono in magazzino, insieme ad altre 1.912 testate considerate “non strategiche”.
Testate e missili
“In aggiunta alla scorta militare per le forze operative – scrivono i due ricercatori – un ampio numero, circa 1.500, di testate dismesse ma ancora operative sono in attesa di essere smantellate, per un totale di circa 5.977 testate nucleari”. “Stando a quanto si può osservare dalle immagini satellitari, insieme con le informazioni pubblicate nel trattato sulla riduzione delle armi nucleari (New START, firmato a Usa e Russia, ndr) – si legge – la Russia possiede all’incirca 306 missili balistici intercontinentale nucleari”, oltre a “10 sottomarini lanciamissili nucleari”, di cui cinque di tipo Delta IV e cinque di tipo Borei.
Mosca ha a disposizione, infine, anche due tipi di bombardieri strategici: il Tu-160 Blackjack e il Tu-95MS Bear-H. “Stimiamo che ci siano tra i 60 e i 70 bombardieri negli hangar”. La Russia, secondo la Federation of american scientists, fa parte delle nazioni dove è in aumento l’immagazzinamento di armi nucleari, insieme con Regno Unito, Pakistan, India, Cina e Corea del Nord. Stabili, invece, Francia e Israele. In calo gli Stati Uniti che, però, detengono un arsenale nucleare come quello russo, pari a 5.428 testate nucleari, di cui 3.608 già installate.
La missione di Milley
Gli Stati Uniti condannano l’escalation nucleare di Vladimir Putin e lavorano per riaprire i canali non ufficiali di comunicazione fra il capo di stato maggiore congiunto Usa, Mark Milley, e il suo omologo russo, il potente generale Valery Gerasimov. L’obiettivo è evitare una spirale fuori controllo e prevenire che le guerra si allarghi a un conflitto ben più ampio, soprattutto considerata la minaccia nucleare di Vladimir Putin. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina fra i due generali non ci sono stati contatti: Washington ha cercato di riallacciare il dialogo ma per ora non avrebbe ricevuto alcuna risposta.
I tentativi comunque proseguono nella consapevolezza che un dialogo fra i due potrebbe essere più facile che quello fra i ministri della Difesa dei due paesi, Lloyd Austin e Sergey Shoygu. Secondo fonti del Pentagono, uno dei possibili modelli da seguire per sminare il conflitto è quello usato dalle forze americane e russe nel 2015 per prevenire uno scontro in Siria pur operando nelle vicinanze. L’istituzione di un meccanismo che assicuri che le rispettive linee rosse non siano violate ricadrebbe probabilmente sotto l’autorità del generale dell’Air Force americane e comandante Nato, Tod Wolters. Replicare il modello già usato appare complicato in Ucraina. E per questo i rapporti fra Milley e Gerasimov sono considerati una delle possibili strade privilegiate per una comunicazione dietro le quinte che cerchi di allentare la tensione sul campo ed evitare il peggio.








