La nomina Giorgia Meloni a presidente del Consiglio, come prima donna nella storia della Repubblica italiana, è stata evidenziata dai principali quotidiani Usa, che hanno sottolineatoil suo recente riposizionamento come leader conservatrice mainstream fedele alla Nato e al sostegno a Kiev ma non nascondono i timori legati alle sfide da superare, ad alleati ribelli e allo scetticismo dei leader europei.
«Giorgia Meloni ottiene il via libera per il governo italiano» e diventa «la prima donna premier del Paese, guidando il governo più a destra dalla Secondo guerra mondiale tra i dubbi sul suo impegno verso l’unità europea mentre monta la pressione economica e politica derivante dalla guerra russa in Ucraina», scrive il New York Times. Il giornale ricorda che alcuni membri della sua coalizione, come Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, «hanno seminato dubbi che l’Italia mini il fronte unito europeo contro la Russia» ma sottolinea che Meloni negli ultimi mesi «ha abbassato in gran parte la sua retorica», «si è allontana dagli euroscettici» e si è impegnata a rimanere a fianco di Kiev.
Ma se da un lato ha «una reputazione nell’establishment italiano per il suo pragmatismo e la sua intelligenza acuta», dall’altro «la sua leadership è un colpo di frusta che induce un cambiamento per l’Italia e l’Europa» dopo i due anni di Mario Draghi. Quanto all’esecutivo, il Nyt nota che ci sono meno tecnici di quanto previsto, sottolinea il “nazionalismo” nella ridefinizione del nome di alcuni dicasteri e ricorda che la ministra della famiglia Eugenia Roccella ha parlato contro l’aborto, i diritti Lgbtq e la fecondazione assistita.
«Giorgia Meloni ha completato la sua rivoluzionaria ascesa nella politica italiana sabato, quando ha giurato come prima premier donna del Paese, dando al suo partito, un tempo marginale, un livello di potere mai raggiunti dalle forze di estrema destra in Europa», evidenzia il Washington Post. Il giornale nota che la sua ascesa «potrebbe essere un momento trasformativo in un Paese che talvolta è stato un laboratorio di prova per ampi cambiamenti politici, che fosse col fascismo un secolo fa o, più recentemente, con la personalità teatrale di Silvio Berlusconi.
Ora l’Italia sarà guidata da Meloni, che ha affinato un brand distintivo della politica di estrema destra agendo come agitatrice liberale sulle questioni sociali mentre si presentava come una persona dalla mano salda e in stile establishment sulla politica estera e sulla spesa. Ma se tale esempio ha qualche chance di affermarsi in Europa, Meloni deve avere successo nel suo lavoro», scrive il Wp, ammonendo che «non sarà facile». Tra gli ostacoli la «cattiva forma» dell’economia italiana, il diffuso «scetticismo dai leader del continente, i quali temono che la sua visione “Italy first” porterà a battaglie con Bruxelles», e le sfide dei suoi alleati di coalizione, «che finora hanno causato solo mal di testa e controversie».
«Giorgia Meloni ha giurato come prima ministra sabato, assumendo il potere al timone di una coalizione di centro destra già afflitta da litigi interni sulla posizione di Roma verso Mosca», scrive il Wall Street Journal. Il quotidiano ricorda che Meloni, «una fedele atlantista, ha detto che il suo governo sarà saldo nel suo sostegno all’Ucraina e nella sua opposizione alla guerra russa al Paese», ma sottolinea che «crepe nella sua alleanza di destra hanno cominciato ad apparire persino prima che il suo governo giurasse», citando il caso Berlusconi.
Tra le sfide che dovrà affrontare, secondo il giornale, «la questione urgente degli alti prezzi energetici» e «gestire gli alleati ribelli della sua coalizione, alcuni dei quali hanno incolpato le sanzioni alla Russia» per il caro bollette. Secondo il Wsj, Meloni «ha cercato di riposizionarsi come conservatrice mainstream, minimizzando le sue radici populiste di estrema destra», e negli ultimi mesi «ha lavorato sodo per assicurare gli alleati europei e i mercati finanziari che il suo governo non sarà una forza destabilizzante nel blocco».








