Il governo Meloni si troverà a fronteggiare diverse sfide al suo insediamento. La sua area prioritaria comprende: gli sviluppi del caso Montepaschi al pacchetto europeo delle misure per il gas, mentre nel mezzo si prospettano i provvedimenti urgenti da adottare per famiglie e imprese e la formazione, quindi, l’approvazione della legge di bilancio 2023.
Il pacchetto, presentato ieri a Strasburgo dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, è diffusamente e giustamente ritenuto solo un passo avanti considerato ancora piccolo. In effetti, se si continua a procedere con limitati progressi in questo campo strettamente connesso all’insieme delle misure conseguenti alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, il rischio che si corre è anche quello di mostrare un’Ue con gravi spaccature al proprio interno alle quali cerca di porre rimedio con mediazioni sempre al ribasso. Un’Unione incapace di reagire come si dovrebbe alla straordinarietà della crisi. Insomma, siamo lontani dalle reazioni che si registrarono allo scoppiare della pandemia.
Fu il sommo pericolo per la vita a rendere allora possibile una risposta coesa. Tuttavia, oggi le conseguenze della guerra, dei rincari energetici, dell’inflazione, dei riflessi sugli altri beni, delle tensioni geopolitiche non rappresentano di certo, fatte le dovute distinzioni, rispetto alla reazione anti-pandemica, eventi sottovalutabili, tutt’altro. Se si opta, dunque, per il price cap sul gas, allora bisogna spingersi più avanti di una disciplina per di più ad tempus, prevista, come proposto, in maniera dinamica (con oscillazioni del prezzo in un determinato corridoio) e affrontare pure una riforma del mercato di Amsterdam sottoponendolo a una precisa regolamentazione pubblica con i necessari controlli.
Se si condivide che un tetto andrebbe posto, con ancora maggiore fondamento, sul gas destinato alla produzione di elettricità, non ci si può poi fermare davanti a un nein dei Paesi cosiddetti frugali o a una parte di essi. Se si progettano acquisti comuni, a livello europeo, non li si può poi limitare al 15% degli stoccaggi. Si dirà che non esiste un’adeguata convergenza su innovazioni più avanzate. E, allora, la questione diventa eminentemente politica e pone l’esigenza di discutere le prospettive dell’integrazione, se su temi cruciali non si riesce a raggiungere un idem sentire, facendo così prevalere gli interessi nazionali per di più secondo una visione miope.
Naturalmente, per tutte le auspicabili misure a fronte di questo stato di eccezione bisogna prevedere le reazioni, a cominciare da quelle dei fornitori del gas e, quindi, progettare la controreplica a opera dell’Unione: un atteggiamento che finora è purtroppo completamente mancato per le decisioni europee, a cominciare dalla comminazione delle sanzioni alla Russia. Comunque, non ci si potrà trovare nella condizione della metafora del “cane dell’ortolano”, che non mangia l’insalata e non la fa mangiare: fuor di metafora, non si adottano le misure comunitarie auspicate e non si può, però, estendere, a livello nazionale, la gamma degli interventi effettuabili per qualità e quantità: è il principio di sussidiarietà che deve essere valorizzato. Certo, saremmo a un ripiegamento, ma potrebbe essere l’extrema ratio.
In effetti, si è qui convinti che la decisione più forte ed efficace da assumere in questa materia sarebbe propria dell’Unione e riguarderebbe la messa in comune, con modalità da approfondire, dei debiti dell’energia dei singoli Paesi con un meccanismo che si rifaccia al NextGenerationEu. Questa sarebbe la vera dimostrazione di una volontà di proseguire nell’integrazione, ma le differenze fra i partner comunitari restano rilevanti, purtroppo. Intanto, domani e dopodomani, alla riunione dei capi di Stato e di governo europei sulle proposte della Commissione parteciperà il premier uscente Mario Draghi perché non si sarà ancora insediato il nuovo esecutivo. La battaglia su queste proposte passerà al nuovo governo e alla probabile premier Meloni. Il modo in cui l’affronterà sarà significativo pure per tutti gli altri pesanti problemi di carattere economico e sociale che è chiamata a risolvere.








