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[Lo scenario] L’Occidente arma Kiev. Missili, munizioni e mitragliatrici. E anche hacker

Alcune centinaia di missili in grado di neutralizzare carri armati o aerei, migliaia di mitragliatrici leggere e pesanti, munizioni e, non è escluso, anche mine anticarro: tutte armi di utilizzo agevole per un soldato addestrato, ma anche relativamente semplici per essere impugnate da un civile determinato a resistere all’invasione. L’Italia, come già altri paesi europei, si prepara a inviare aiuti militari all’Ucraina. 

Non solo equipaggiamenti per la difesa passiva, quindi, ma anche strumenti in grado di danneggiare concretamente l’avanzata delle forze armate di Vladimir Putin, infliggendo perdite di uomini e mezzi. Secondo gli esperti, queste armi sarebbero le più adatte ad affrontare un conflitto come quello che va delineandosi in Ucraina.

L’esercito di Kiev, almeno nei primi giorni, sembrerebbe aver scelto di evitare lo scontro aperto, preferendo asserragliarsi nelle città per difendere i palazzi del governo. ‘Stinger’ antiaerei e armi anticarro sono la scelta più indicata per i contesti di conflitto urbano. Entrano agevolmente nel bagagliaio di un’auto e sono di grande maneggevolezza: possono dunque aumentare, e di molto, le capacità della resistenza ucraina.

E se i soldati rimangono comunque i destinatari privilegiati di queste forniture, non è escluso che anche un ‘patriota’, magari opportunamente selezionato tra i civili, possa utilizzarle con efficacia. Sulle strade, inoltre, potrebbero essere posizionate le mine anticarro per fermare l’avanzata russa. Particolarmente minacciosi sono poi i missili contraerei ‘Stinger’. Diverse centinaia di queste armi dovrebbero prendere la via di Kiev. Dotati di tecnologia all’infrarosso, gli Stinger si dirigono verso le fonti di calore e qualunque velivolo anche di grandi dimensioni sotto la quota di 3.500-4.000 metri può essere colpito.

E anche se oggi si bombarda spesso da quote più alte, un caccia o un elicottero in decollo e in atterraggio, o che scenda di quota, può essere un bersaglio utile. Accanto ai missili poi dovremmo inviare migliaia di armi da fuoco come le mitragliatrici pesanti Browning e le più leggere Mg. Tutte armi che arriveranno in Ucraina con le relative munizioni.

Non si esclude poi che dall’Italia possano arrivare aiuti ben meno costosi, efficaci e anonimi: quelli cibernetici. Hacker del nostro paese, da soli o in gruppo, spiegano sempre gli esperti militari, potrebbero rispondere all’appello delle autorità ucraine, che hanno fornito una lista delle aziende russe dell’energia e della finanza più strategiche, come il gigante del gas Gazprom o istituti bancari come Sberbank e Vtb.

Intanto, sulla scia del decreto di venerdì scorso, l’Italia sta rafforzando le tre missioni Nato già attive sul fronte est. Sono già atterrati alla base Kogalniceanu di Costanza, in Romania, i primi due dei quattro aerei Eurofighter italiani che andranno a raddoppiare lo schieramento dell’aeronautica su quel fronte. Gli altri due toccheranno il suolo domattina. Rispetto agli uomini, invece, sono circa 3.400 i militari italiani in mobilitazione sulle tre missioni. I primi 1.350 saranno operativi fino al 30 settembre. Saranno distribuiti anche in Lettonia (nella missione ‘Baltic guardian’, che vede protagonisti gli alpini) e nel Mediterraneo orientale. Saranno scelti tra i corpi più addestrati e operativi delle nostre forze armate, come parà, lagunari, incursori.

L’Italia ha inoltre innalzato la prontezza di altri 2.000 militari, in caso servisse dare un rinforzo o il cambio ai primi 1.350. Sempre in base al decreto approvato da Palazzo Chigi venerdì scorso, l’Italia fornirà all’Ucraina “equipaggiamenti per la protezione individuale e più in generale della popolazione civile dagli effetti del conflitto in atto”: giubbotti antiproiettile, elmetti, ma anche dispositivi per rilevare ordigni. 

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