L’ultima mossa di Vladimir Putin sul gas più che un trucco è uno scacco matto. Una decisione che semplifica del tutto il passaggio dagli euro ai rubli per gli stati e le loro imprese europee demandate all’acquisto, ma che costringe sostanzialmente l’Europa ad essere complice nell’aggirare le sanzioni imposte alla Russia.
Già perché da quando sono scattate le sanzioni i soldi del gas pagati in euro dai Paesi europei a Mosca sono stati congelati. E con la mossa di ottenere i pagamenti in rubli l’autocrate punta ad un doppio obiettivo: aggirare le sanzioni (che avevano intrappolato i miliardi del gas) e tentare di picconare il dollaro, tornando a rilanciare il rublo sul mercato mondiale.
La soluzione russa
Putin per semplificare le procedure e fare in modo che gli euro si trasformino in rubli userà la Gazprombank. La banca di proprietà della società del gas raccoglierà i pagamenti in euro dei Paesi europei e poi convertirà le somme in rubli passandole su un altro conto. Ma c’è un aspetto formale e soprattutto sostanziale che sarà decisivo.
I Paesi che pagano il gas dovranno chiedere la conversione alla banca russa
Nel decreto firmato da Putin si specifica che il versamento del pagamento del gas avverrà in valuta straniera ma che il cliente dovrà autorizzare la banca a vendere euro in cambio di rubli da trasferire su un secondo conto.
E così il nodo autorizzativo diventa decisivo. I governi europei dovranno formalmente chiedere – attraverso le loro società autorizzate all’acquisto del gas russo – il cambio da euro in rubli alla banca. E per i Paesi Ue non sarà una scelta semplice, e non solo perché si tratterebbe di depotenziare l’euro, ma perché in questo modo aiuterebbero Mosca ad aggirare le sanzioni.
Il doppio conto europeo su Gazprombank
A partire da aprile, ogni operatore europeo che vorrà ancora acquistare il gas da Mosca dovrà avere quindi due conti correnti presso Gazprombank: uno nella valuta già stabilita dai contratti in essere, e un secondo nel quale le somme destinate al pagamento delle forniture verranno trasferite dopo essere state convertite in rubli.
Ora toccherà ai Paesi europei decidere. Se accettare le regole russe o se andare allo scontro.
Gentiloni alla Cnn: ”niente ricatti”
“I contratti devono essere rispettati e nei contratti esistenti non c’è obbligo di pagare in rubli”. Ha replicato il commissario europeo Paolo Gentiloni, intervenendo alla Cnn. “Non ci faremo ricattare” da Mosca, ha aggiunto Gentiloni.
Ieri in tarda serata c’è stata una telefonata tra il premier Mario Draghi e il cancelliere tedesco Olaf Scholz: i due leader, spiega Palazzo Chigi, si sono confrontati sul tema delle sanzioni alla Federazione Russa e sui recenti sviluppi in merito alle importazioni di gas dalla Russia.
Draghi e Scholz hanno concordato circa l’importanza di mantenere in vigore l’impianto sanzionatorio verso la Russia, che si sta dimostrando molto efficace. Draghi e Scholz si sono detti d’accordo sul mantenere un approccio unitario a livello europeo.
Lato suo, con il solito tono minaccioso il Cremlino è stato chiaro.
Se l’Europa non darà corso al meccanismo messo in piedi da Mosca “lo considereremo un inadempimento da parte degli acquirenti, con tutte le conseguenze che ne conseguono. Nessuno ci vende nulla gratuitamente e non faremo nemmeno beneficenza, ovvero i contratti esistenti verranno interrotti ,” ha detto Putin in un commento televisivo.








