Stefano Sannino, segretario generale del servizio diplomatico europeo, si dice preoccupato che il caso di «Bucha non rimanga isolato». Lo shock per le atrocità commesse con ogni probabilità dai soldati russi nel sobborgo di Kiev, teatro di una delle battaglie più feroci del conflitto, stanno già avendo un effetto a Bruxelles.
«Dopo quello che abbiamo visto» commenta Sannino «arriveremo a un ulteriore inasprimento delle sanzioni verso la Russia». Il dubbio, dunque, non il “se” ma il “quando” e il “come”. Da un punto di vista «giuridico», spiega Sannino, diplomatico di lungo corso e già rappresentante del governo italiano presso le istituzioni europee, non è necessario che i leader o i ministri si riuniscano di nuovo e le nuove misure possono essere imposte con «relativa celerità».
«Tutto è sul tavolo, la questione semmai è modulare le sanzioni in modo da non impattare sugli Stati membri». Perché l’idea alla base delle restrizioni è quella di scoraggiare Vladimir Putin da ulteriori azioni distruttive in Ucraina. «Purtroppo non vediamo segni di remissione da parte della Russia», ha sottolineato Sannino. La crisi, dunque, non pare essere vicina alla ricomposizione, con tutto ciò che può significare per l’Unione Europea, ora più che mai finita al centro di una vera e proprio tempesta geopolitica.
«L’Ue cresce nei momenti più difficili, come è stato per esempio il Covid», aggiunge. «Il nostro è un processo evolutivo progressivo e l’appetito per cedere quote di sovranità aggiuntive a Bruxelles viene con la necessità. I trattati attuali prevedono delle flessibilità che possono permettere agli Stati membri una maggiore integrazione, persino in politica estera, senza necessariamente rimettere mano alle regole base dell’Unione». La scelta naturalmente è nelle mani delle capitali ma Sannino è convinto che questa guerra sia «uno spartiacque» destinato ad avere un impatto notevole, sia sull’Ue che sulle relazioni internazionali in generale.
La Cina, per dirne una. La sua è una «neutralità filorussa» perché Pechino ha un interesse a ritrovarsi Mosca «vassalla» di un’alleanza dove ricoprirebbe giocoforza la parte del leone. L’Ue col Dragone su molti dossier non trova «un punto d’incontro» poiché «i nostri sistemi sono diversi» e dunque le relazioni oscillano tra «collaborazione» (clima) alla «rivalità sistemica» (diritti umani ma anche distorsione nella competitività e nella reciprocità all’accesso ai rispettivi mercati). Oppure la Serbia filoputiniana.
«Deve decidere da che parte stare», nota Sannino senza giri di parole. «Giocare su più tavoli può comportare dei rischi. Notiamo invece che altri Paesi dei Balcani si sono allineati alle nostre posizioni e hanno deciso chiaramente quale sia il loro orizzonte: l’Ue». Ultimo ma non ultimo il futuro della stessa Ucraina. Alla quale è stato promesso l’ingresso nell’Unione Europea. Sannino su questo aspetto non nasconde la complessità dell’operazione, comprese quelle temporali. «Credo vada distinta la scelta politica, passaggio cruciale e denso di significato, dal processo negoziale vero e proprio: essere membri significa assumersi certi impegni, molto complessi». Insomma, Kiev entrerà in famiglia ma non domani. E forse nemmeno dopodomani.








