Aumenta la preoccupazione per l’approvvigionamento dell’acciaio. A evidenziarlo è il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che sottolinea come la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina stia aprendo la strada a scenari imprevedibili, con pesanti effetti anche per materie prime e gas.
Il ministro preoccupato
«Sono piuttosto preoccupato dal rischio di interruzione della produzione di acciaio, verso il quale c’è una particolare attenzione del ministero, perché da un lato una parte importante della produzione che si realizza sui semilavorati rischia di vedere interrotto il flusso e dall’altro lato, quello della produzione più legata al ciclo integrato, registriamo problemi che tutti i giorni affrontiamo», ha spiegato Orlando, ha affermato nel suo intervento introduttivo in videoconferenza con le parti sociali per fare il punto sulla riforma degli ammortizzatori sociali.
«Con il ministro Giorgetti c’è un confronto aperto per dare risposte, ma anche una determinazione comune a fare in modo che non si interrompa la produzione in questo settore. Abbiamo già cominciato a predisporre misure nell’ultimo decreto per garantire l’approvvigionamento e la continuità della produzione».
Attenti alle speculazioni
Il ministro ha spiegato che «in questo quadro, il rischio di strozzature e manovre speculative è forte e crediamo che il dialogo sociale sia utile per costruire anche gli strumenti di intervento perché gli shock non sono mai simmetrici e provocano danni per qualcuno e vantaggi per altri che possono costruire rendite con il rischio di destrutturare il mercato e le filiere».
«La guerra in Ucraina potrebbe mettere a rischio i livelli produttivi del settore siderurgico nel 2022». Rincara la dose di preoccupazione anche il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato.
Il 50 per cento da Russia e Ucraina
«L’Italia importava da Russia e Ucraina circa il 50% del totale delle materie prime ferrose importate dall’Europa nel 2021» spiega Banzato. «E se è vero che ad oggi il problema ancora non sussiste e le imprese italiane stanno ancora scaricando dalle navi i carichi di materiali arrivati poco prima dell’inizio delle ostilità tra i due paesi, è vero pure che non sappiamo cosa potrà succedere nel prossimo futuro. Non si può quindi escludere che i livelli produttivi previsti per il 2022 prima dell’inizio della guerra saranno rivisti nei prossimi mesi».
Il 30 per cento dell’acciaio
Di fatto dai due paesi dell’Est, Russia e Ucraina, l’uno colpito dalle sanzioni economiche l’altro dai bombardamenti (anche sui siti produttivi di settore fortemente presenti proprio nell’est del Paese) arrivava circa il 30% delle materie prime che l’Italia importava annualmente per la propria produzione di acciaio.
Tempesta perfetta
«Siamo di fronte ad una tempesta perfetta che rischia di colpire il settore con tutta la sua forza» spiega il presidente di Federacciai. «Una contingenza che rallenta solo in parte i programmi di investimento e di assunzioni delle imprese ma le cui conseguenze ci aspettiamo proseguiranno per un tempo significativo. E se è vero che ci si può sempre riposizionare sia sui mercati di approvvigionamento dei materiali che dell’energia è vero pure che i tempi e i costi di un riposizionamento vanno presi nella dovuta considerazione».
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