Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera esamina le tre facce della crisi europea. L’editorialista osserva come in occasione del vertice Fmi appena concluso, “si è respirato un grande pessimismo, rafforzato dalle revisioni al ribasso delle previsioni del Fmi per l’economia globale.
All’orizzonte di un anno i numeri dipendono soprattutto da una valutazione qualitativa dei rischi. Ed è sulla valutazione di questi ultimi che bisogna ragionare. Il primo rischio – spiega – è il prolungamento della crisi energetica legato a sua volta alla crisi geopolitica.
L’idea che si vada verso una normalizzazione a tempo ravvicinato sembra sempre più improbabile. Per l’Europa, grande importatrice, questo costituisce uno choc negativo di competitività che peserà sull’attività economica negli anni a venire. Il secondo, è la persistenza dell’inflazione al di là delle aspettative che ha portato le banche centrali ad una accelerazione della stretta monetaria.
Nonostante in Europa l’inflazione sia soprattutto trainata dall’energia e sia meno generalizzata che negli Stati Uniti, la Bce non può troppo discostarsi dalla politica monetaria degli Usa perché questo comporterebbe un’ulteriore svalutazione dell’euro rispetto al dollaro con un conseguente rafforzamento della spinta inflazionistica nell’eurozona.
Quello che effettivamente succederà l’anno prossimo – sottolinea Reichlin – dipende quindi da come la situazione evolverà su tre fronti: energia, inflazione e condizioni di finanziamento. Il che a sua volta dipenderà dalla capacità dei governi nazionali e dell’Europa di rispondere in modo adeguato.
Ma affinché questo avvenga la risposta dovrà essere guidata da tre consapevolezze.
1) Il problema dell’energia è al cuore di questa crisi e richiede una risposta lungimirante basata su una strategia di lungo periodo. Il problema non sarà risolto nel 2023.
2) Politiche di spesa finanziate a debito devono essere calibrate con grande attenzione perché potrebbero inasprire le condizioni di finanziamento come è avvenuto nel Regno Unito ed erodere, quindi, ogni spazio di manovra.
3) È necessaria una risposta a livello europeo per varie ragioni: raggiungere una maggiore efficienza e capacità contrattuale per l’approvvigionamento delle materie prime, il razionamento e l’immagazzinaggio; preservare il mercato unico ed evitare una competizione tra Paesi a somma zero; finanziare politiche volte ad obiettivi comuni e – conclude – in particolare a favorire la transizione verso le rinnovabili”.








