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[Lo scenario] La posta in gioco della guerra è cambiata. E la posizione dell’Europa sarà decisiva

“Quali sono gli obiettivi americani in Ucraina? Due mesi fa, all’inizio di una invasione della Russia largamente prevista dall’intelligence di Washington, l’amministrazione Biden appariva su una linea prudente: aiutare l’Ucraina a resistere fino a dove possibile, sanzionare Mosca, ma soprattutto evitare un confronto diretto fra la Nato e la Russia. Oggi la linea è cambiata. La capacità di resistenza degli ucraini e il ritiro delle forze russe da Kiev sembrano avere convinto l’America che l’obiettivo non è più soltanto quello di aiutare l’Ucraina a difendersi ma può e deve diventare ambizioso: aiutare l’Ucraina a non perdere, sostenendo con armi pesanti una lunga guerra di attrito che ridimensionerà fatalmente la Russia. Può darsi che l’Ucraina non vinca; ma la Russia di Putin dovrà uscire sconfitta”. 

Lo sostiene Marta Dassù, studiosa di politica internazionale ed ex viceministro agli Affari Esteri dei Governi Monti e Letta.

La prova di forza 

“Con questo indurimento di tono, e con più di 3 miliardi di aiuti militari americani, la posta in gioco non è più limitata al futuro del Donbass. La posta in gioco è l’esito della prima prova di forza fra gli Stati Uniti di Joe Biden, alla guida di una Nato rivitalizzata, e la Russia di Putin. In Ucraina, e per interposta Ucraina, si gioca la partita d’avvio della guerra fredda del 21° secolo. Oggi la Nato appare rafforzata dagli errori ed orrori compiuti da Putin; e si prepara, con il possibile ingresso di Finlandia e Svezia, a un lungo contenimento della Russia”. 

Nuovo scenario

“Lo spostamento di focus sull’indebolimento della Russia permette tre osservazioni rilevanti per le scelte attuali degli Stati Uniti. Primo: Washington non vede in questa fase possibili spazi negoziali, come del resto non li vede la Russia di Putin (fonti vicine al Cremlino, raccolte dal Financial Times due giorni fa, raccontano che dopo il ritiro da Kiev e l’affondamento della Moskva, Putin abbia deciso di andare fino in fondo nella sua resa dei conti nel Donbass e nel Sud-est dell’Ucraina, fino al controllo del Mar Nero e fino alla Transnistria). La guerra continuerà” ragiona la Dassù in un suo intervento sul quotidiano La Repubblica.

Posizione offensiva

“Secondo: l’Amministrazione americana, vista la performance delle forze armate russe nella prima fase della guerra, considera ormai modesti i rischi di escalation del conflitto in direzione dei paesi Nato. Anche per questa ragione – un giudizio più “freddo” sulle possibilità di allargamento del conflitto – la vecchia distinzione fra armi difensive ed offensive non è più considerata rilevante. Terzo: se l’Ucraina era considerata il 24 febbraio un test della tenuta dell’Occidente, oggi è considerata più che altro un test della tenuta della Russia, perlomeno della Russia di Putin. Da una posizione prudente e difensiva, Washington è passata in due mesi a una posizione pro-attiva” riflette la Dassù.

Decisivo la posizione dell’Europa

“Una questione aperta, oggi come allora, riguarda la solidità politica dell’Europa, più direttamente esposta degli Stati Uniti ai costi della rottura con Mosca. Investe il futuro della Difesa europea, dopo la vittoria elettorale di Emmanuel Macron e alla luce delle incertezze tedesche, fra aumento delle spese militari e ambiguità nel sostegno all’Ucraina. E riguarda la tenuta nel tempo dei fronti interni occidentali, viste le spinte inflattive e i problemi energetici. Fino a che punto l’Europa carolingia, sempre propensa a tenere aperto un canale di dialogo con Mosca prima che a indebolire la Russia, sosterrà il cambio di strategia americana? La risposta – conclude – per l’andamento della guerra fredda 2.0 e per la coesione occidentale, sarà decisiva”.

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