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[Lo scenario] La Cina avverte l’Italia: «Pace impossibile. Attenti, state spingendo Putin all’escalation. La Russia è pericolosa» 

Non è più o forse non è mai stato solo un conflitto tra Russia e Ucraina. Il terremoto geopolitico scatenato dall’attacco di Vladimir Putin sembra avere conseguenze che ancora oggi si faticano a mettere a fuoco.

E le posizioni controverse come quella della Cina iniziano ad emergere con chiarezza. 

Come dimostra un report Interno alla Farnesina che documenta l’incontro tra l’ambasciatore di Pechino e quello di Roma avvenuto a Mosca nei giorni scorsi e che dimostra che la Russia è tutt’altro che isolata.
E che la posta in gioco di questa guerra è molto più alta.

È Francesco Verderami, notista politico del Corriere della Sera a svelare questo documento. 

L’ambasciatore cinese in Russia Zhang Hanhui riceve il collega italiano Giorgio Starace nell’imponente sede di rappresentanza della Repubblica popolare a Mosca. 

“Hanhul – scrive Verderami – esordisce usando l’armamentario propagandistico di Mosca per giustificare «un conflitto — così lo definisce — provocato dagli Stati Uniti per indebolire Vladimir Putin e distruggere le relazioni tra l’Ue e la Russia»”. 

Sostiene Hanhui che l’azione militare è conseguenza del costante allargamento della Nato ad Est, del sostegno offerto dall’Occidente al riarmo di Kiev, «che stava lavorando alla costruzione di missili con gittata di duemila chilometri» e ospitava sul proprio territorio «26 laboratori chimici americani». 

Sarebbero state così negate le «legittime» esigenze di sicurezza avanzate dalla Russia. 

Il colloquio – rivela Verderami – è da subito «molto franco», anche se nel documento «non classificato» trasmesso a Roma, Starace si concentra sulle opinioni del diplomatico cinese. 

“State attenti la Russia è pericolosa”

Che dopo aver difeso Putin inizia a puntare l’indice contro un’Europa poco lungimirante, incapace di difendere i propri interessi basilari, priva di autonomia, e che rifornendo di armi l’Ucraina starebbe spingendo Mosca verso l’escalation militare. 

Ed è a questo punto che dice: «State attenti. Se volete una Russia pericolosa, sappiate che può esserlo molto». 

Pechino non lavora per la pace

Ma la parte più rilevante del report, su cui si sofferma la Farnesina, è quella dalla quale traspare la strategia di Pechino, che «forse non ha compreso appieno» la mossa di Putin ma vuole sfruttarla. Dalla discussione emerge infatti che la Cina non intende avere oggi un ruolo nel processo di pace. Hanhui lo spiega all’ospite: «Dando armi all’Ucraina voi gettate benzina sul fuoco e poi chiedete aiuto a noi per spegnere questo fuoco. Non è giusto e non è neanche nei nostri interessi. L’Ucraina è molto lontana da noi». La sua tesi è che la fine delle ostilità possa passare solo dopo che le parti avranno raggiunto un accordo «in autonomia». 

La strategia cinese

Questo presupporrebbe una soluzione del conflitto spostata nel tempo. E infatti Hanhui fa capire che la Cina non avrebbe particolare interesse a far cessare al più presto la guerra, perché — a suo giudizio — la frattura delle relazioni tra Europa e Russia porterà quest’ultima a dipendere sempre più dalla Cina, che «non imporrà mai sanzioni a Mosca». Semmai le sanzioni dell’Occidente renderanno sempre più stretto il rapporto tra Russia e Cina. 

“D’incanto nel report appare il Drago in tutta la sua forza” rileva Verderami. E Putin si riduce a semplice pedina sulla scacchiera di Pechino. Accade quando Starace chiede ad Hanhui dove sia finito il pacifismo pragmatico della Cina. Il nostro pacifismo — è la replica — viene scambiato per debolezza dall’Occidente, mentre siamo «una grande potenza economica e anche militare» e dunque non siamo «più disposti a tollerare né l’egemonia mondiale americana né le continue ingerenze occidentali nei nostri affari interni». 

Cina potenza militare 

Un’ombra si allunga su Taiwan e si estende su tutto il pianeta. «Adesso la situazione è diversa», prosegue Hanhui: «Pretendiamo rispetto. Abbiamo la seconda economia mondiale e un esercito sempre più forte. In soli quattro anni siamo in grado di costruire una flotta grande quanto quella britannica. Non continueremo ad accettare soprusi dall’esterno». 

Un nuovo ordine mondiale 

“Così il diplomatico cinese, parlando di Kiev, inizia a disegnare un nuovo ordine mondiale” sottolinea Verderami. “Con la maggior parte dei Paesi che a suo dire non seguirà l’Occidente nel conflitto. Con blocchi alternativi che si compatteranno, a partire da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Con gli Usa che vedranno i propri alleati principali indebolirsi. Con l’Europa che cadrà in recessione perché le aziende perderanno competitività sui mercati a causa del forte rincaro dell’energia. C’è ancora qualcuno che intende voltarsi dall’altra parte?” conclude la firma del Corriere.

Ma non è tutto. Proprio Taiwan sembra già essere il nuovo fronte della guerra.

La visita di Pelosi a Taiwan

Giovedì il consigliere di Stato cinese e ministro degli Esteri Wang Yi ha chiarito la posizione della Cina sui resoconti dei media secondo cui la rappresentante della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi avrebbe pianificato una visita a Taiwan.

Wang ha fatto le osservazioni in una conversazione telefonica con Emmanuel Bonne, consigliere diplomatico del presidente francese Emmanuel Macron.

“Reagiremo alla provocazione”

“Notando che l’attuale situazione internazionale è sempre più turbolenta, Wang ha affermato che sulla questione ucraina, gli Stati Uniti sollecitano il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di un paese, ma sulla questione di Taiwan calpestano apertamente la linea rossa del principio di una sola Cina” scrive il People’s Daily, il quotidiano del popolo, l’organo ufficiale del partito comunista cinese.

“Questo è un palese doppio standard” ha sottolineato Wang. “Se Pelosi, un leader politico degli Stati Uniti, visitasse consapevolmente Taiwan, sarebbe una provocazione maliziosa contro la sovranità della Cina e la grave interferenza negli affari interni della Cina e invierebbe un segnale politico estremamente pericoloso al mondo esterno”.

“Se gli Stati Uniti insistono nell’andare per la propria strada, la Cina darà sicuramente una risposta ferma e la parte statunitense ne sopporterà tutte le conseguenze” ha aggiunto.

Il principio violato

“Il “principio della Cina unica” è ormai una norma universalmente riconosciuta nelle relazioni internazionali e nel consenso della comunità internazionale. È anche il fondamento politico delle relazioni Cina-USA” sottolinea il quotidiano cinese.

“Nei tre comunicati congiunti giunti a definire i legami Cina-USA, i documenti fondamentali che hanno guidato negli anni le relazioni dei due maggiori Paesi, Washington ha riconosciuto che “c’è una sola Cina e Taiwan fa parte della Cina, ” e ha ribadito che “non ha intenzione di violare la sovranità e l’integrità territoriale cinesi, o interferire negli affari interni della Cina”.

“Se Pelosi visita Taiwan, si tratterebbe di un’aperta violazione del “principio della Cina unica”, che gli Stati Uniti hanno promesso di continuare a seguire” la conclusione.

La presidente Pelosi nel frattempo ha contratto il Covid ed ha rinviato – e non annullato – il viaggio a Taiwan.

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