Paolo Balduzzi docente del Dipartimento di Economia e finanza della Cattolica indica il doppio test al quale dovrà sottoporsi il governo Meloni, dopo aver incassato da Ursula von der Leyen il sì alla correzione del Pnrr.
L’apertura della presidente della Commissione europea, in visita l’altro ieri a Milano, era necessaria per sbloccare una situazione che stava diventando complicata.
Resta immutato l’impegno, invece, sulle riforme strutturali: il fisco, la burocrazia, i ritardi della giustizia civile, la lotta all’evasione.
Un grandissimo impegno per il governo italiano, su cui, a scommettere, sono innanzitutto proprio il Presidente della Repubblica e quello della Commissione europea.
Un’apertura di credito di questo tipo non era scontata, sebbene negli ultimi tempi molto è stato fatto da esponenti dell’esecutivo per ottenere credito a Bruxelles.
Dunque, anche per questa ragione l’occasione non può essere sprecata.
Certo, non si tratta di un compito semplice. Ma ci sarà prima un doppio test da superare attorno il disegno di Legge di Bilancio, ormai instradato lungo l’iter parlamentare e che, come giustamente sempre accade, ha già ricevuto numerose richieste di modifica.
Due tuttavia sono le novità questa volta.
Innanzitutto, a differenza che in passato, non per demerito suo il governo non ha dieci settimane di tempo per trovare un accordo bensì scarsamente tre. Non che la Costituzione vieti l’esercizio provvisorio, sia chiaro. Certo.
Ma, appunto, il primo test di verifica della leadership passa attraverso la capacità del premier Meloni di assicurare al paese un bilancio aggiornato, approvato e pronto per le innumerevoli sfide che lo attendono nel 2023 entro la fine dell’anno.
Seconda novità: il governo chiederà probabilmente di nuovo la fiducia al Parlamento a poche settimane dalla sua entrata in carica.
Sarà quindi interessante verificare, e questo sarà il secondo test, se il sostegno osservato qualche settimana fa sarà confermato oppure no.








