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[Lo scenario] Ecco perché il nuovo ministro delle Finanze avrà un ruolo chiave 

Uno degli elementi più delicati per il prossimo governo sarà rappresentato dal Mef, che svolgerà un ruolo chiave nelle partite aperte del dopo. Molte sfide attendono questo dicastero nei mesi a venire, dalla legge di bilancio alla vendita di Ita. Alla monumentale scrivania che fu di Quintino Sella, realizzata dai celebri maestri d’ascia biellesi, e conservata nello studio del ministro, potrebbe tornare a sedersi un tecnico. Il successore di Daniele Franco si troverà a gestire dossier economici importanti, a partire dalla manovra e dall’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il ministero dell’Economia e delle Finanze svolge da sempre le funzioni di indirizzo e di regia della politica economica e finanziaria complessiva dello Stato. In particolare, si occupa della programmazione della politica di bilancio e della progettazione e realizzazione degli interventi in materia di entrate e di spese statali.

Inoltre, gestisce il debito pubblico e le partecipazioni azionarie dello Stato. Ripercorrendo la storia del Ministero si caratterizza per le continue divisioni e fusioni che lo hanno riguardato fin dal 1877, quando l’allora dicastero delle Finanze viene smembrato in due parti, l’una ad occuparsi delle imposte, l’altra di contabilità, patrimonio e tesoro, con quest’ultima che assume la denominazione di Ministero del Tesoro. Nel 1922 Tesoro e Finanze vengono fusi in un’unica struttura, con il passaggio alle dipendenze del Ministero delle Finanze di tutti i servizi e materie fino ad allora di competenza del Tesoro.

Il sistema della programmazione economica è istituzionalizzato a livello ministeriale nell’immediato dopoguerra, con la creazione nel 1947 del ministero del Bilancio, quale ministero senza portafoglio, sotto la guida di Luigi Einaudi. Successivamente, con la legge 48 del 1967, il ministero assume la denominazione di ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, cui è affidata la competenza relativa alla predisposizione degli schemi del programma economico nazionale e di verifica della sua attuazione.

La stessa legge, inoltre, istituisce il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, il Cipe, a cui sono attribuiti i compiti della predisposizione degli indirizzi della politica economica nazionale, della adozione di provvedimenti congiunturali e del coordinamento delle attività delle amministrazioni pubbliche per l’attuazione del programma. Parallelamente, operano il ministero del Tesoro e il ministero delle Finanze.

Il Mef come lo conosciamo oggi nasce dalla soppressione e fusione di questi ministeri: qui sono state trasferite le funzioni dei ministeri del Tesoro, del Bilancio e programmazione economica e delle Finanze, ad eccezione di quelle attribuite alle regioni, agli enti locali e alle autonomie funzionali. Alla Direzione Generale del Tesoro e alla Ragioneria Generale dello Stato sono stati affiancati il dipartimento dell’amministrazione generale, del personale e dei servizi e il dipartimento delle Finanze. Le funzioni operative dell’amministrazione finanziaria sono state attribuite alle Agenzie Fiscali.

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