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[Lo scenario] Confindustria dice sì al salario minimo. Ma pone dei paletti

Ok al salario minimo, ma senza toccare la contrattazione nazionale. Lo afferma il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, parlando all’assemblea di Confindustria Novara Vercelli. «Il salario minimo non è un tema delle nostre imprese», ha detto Bonomi aggiungendo che «è vero, ci sono paghe molto basse ma non sono quelle di Confindustria. Se il ministro vuole fare il salario minimo, lo faccia, ma lo faccia bene e non distrugga la contrattazione nazionale che noi abbiamo costruito in questi anni e che è la via da seguire».

I bonus non bastano

Non solo. Per Bonomi il governo deve adottare misure più strutturali, non solo bonus. «Dagli 80 euro in poi abbiamo visto in Italia solo politiche di una tantum e non strutturali», ha spiegato il leader degli industriali sottolineando che «eppure il nostro sistema di welfare era invidiato in tutto il mondo. Andava rinforzato. Invece sono stati fatti solo bonus, che hanno un effetto positivo solo per i partiti ai fini elettorali. Chi parla di intervenire sulla povertà lo fa solo per motivi elettorali. Noi abbiamo fatto proposte su questo ma aspettiamo da mesi una risposta».

«Bisogna mettere più soldi in tasca agli italiani e per farlo bisogna tagliare le tasse sul lavoro, riducendo il cuneo fiscale. Noi abbiamo fatto proposte precise, che se applicate metterebbero una mensilità in più in tasca ai lavoratori. Io sono disponibile sempre a parlarne, ma non ho ricevuto alcuna risposta dal ministro Orlando», ha proseguito ancora Bonomi convinto che «il Paese ha bisogno di un’operazione verità: il nostro contratto è quello con la paga maggiore».

«In due anni ho rinnovato contratti per 4,2 milioni di lavoratori, sui 5,5 milioni che rappresentiamo. Sono 242.420 i lavoratori delle nostre aziende in attesa di rinnovo. E il ministro viene a me a parlare di rinnovare i contratti, è alquanto strano. Noi chiediamo un intervento choc di 16 miliardi che vorrebbe dire 1.223 euro in più in un anno, una mensilità in più, per i lavoratori sotto i 35mila euro».

La crescita si è arrestata

Quanto alla crescita, «tutte le stime sono state riviste al ribasso. Noi lo dicevamo 4 mesi fa, quando sostenevano che il rimbalzo non sarebbe stato del 4% quest’anno e tutti ci dicevamo che eravamo pessimisti. Ora tutti stanno dicendo che la crescita sarà la metà di quella che ci aspettavamo, e considerando che la crescita acquisita era del 2,2/2,3%, significa che il Paese si è fermato», ha precisato Bonomi sottolineando che «non si danno risposte agli italiani, che stanno soffrendo per l’inflazione e l’aumento dei prezzi».  

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