Completata la squadra di governo con la nomina dei sottosegretari e dei viceministri, i riflettori si accendono ora sul Parlamento ed in particolare sulle presidenze delle commissioni permanenti di Camera e Senato oltre alle bicamerali. Un sudoku che interessa maggioranza ed opposizione e che rappresenta per ogni partito l’ultima chance di aumentare il proprio “peso” all’interno del Parlamento. Le trattative si preannunciano serratissime e per completare tutte le caselle i partiti hanno a disposizione circa una decina di giorni. La dead line ufficiale sarà dettata dalle riunioni delle conferenze dei capigruppo di Camera e Senato convocate per giovedì. In quella sede si ufficializzerà la data di convocazione di tutte le commissioni chiamate, come primo atto, ad eleggere il loro presidente. E con ogni probabilità, le riunioni inizieranno la settimana prossima.
La partita più complessa si gioca ovviamente a palazzo Madama dove i numeri, complice anche la squadra di senatori entrata nel governo, sono sul filo. La fetta più grossa spetta ovviamente a Fratelli d’Italia che dovrà, prima della conferenza dei capigruppo, riunire i senatori ed eleggere il nuovo presidente, in pole c’è Lucio Malan. Al partito della premier Meloni dovrebbero andare le presidenze di 5 commissioni a palazzo Madama e 7 alla Camera. Di queste, una tra Giustizia ed Affari costituzionali e la Bilancio con Nicola Calandrini. In forse la presidenza di una delle due commissioni Agricoltura calcolando che il ministro è sempre in quota Fdi. Ovviamente tutto dipenderà dall’incastro con gli altri partiti. Su una cosa Meloni ed i suoi sono stati chiari: i componenti del governo devono essere sempre presenti per votare, e in particolare – ha ricordato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani – i sottosegretari che sono ancora più attivi dei ministri nell’ambito dei lavori parlamentari.
Alla Lega invece dovrebbero andare tre presidenze di commissione al Senato e quattro alla Camera. A palazzo Madama ci sarebbe Giulia Bongiorno in pole per la Giustizia, le Attività produttive andrebbero invece Roberto Marti. Alla Camera al partito di Salvini dovrebbe andare la commissione Difesa, la presidenza dell’ Agricoltura mentre Igor Iezzi potrebbe invece essere il nuovo presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio e Alberto Gusmeroli andrebbe a presiedere la Finanze sempre alla Camera.
In alto mare ancora la scelte di Forza Italia. Difficile che il partito di Silvio Berlusconi riesca a spuntarla nella trattativa per ottenere più posti rispetto alla quota designata per le commissioni. Agli azzurri dovrebbero andare 2 presidenze al Senato e tre alla Camera tra cui la Bilancio con Roberto Pella, mentre Francesco Battistoni sarebbe in pole per la commissione Agricoltura. A palazzo Madama invece Stefania Craxi potrebbe essere rieletta presidente della commissione Esteri.
Non meno complicata è la trattativa tra i partiti dell’opposizione per la presidenza commissioni di Vigilanza Rai ed il Copasir. Sul piede di guerra resta il Terzo Polo che dopo l’esclusione dagli incarichi negli uffici di presidenza di Camera e Senato punta il dito contro “l’ingordigia” di Pd e Cinque Stelle: “Noi – mette in chiaro il leader di Iv Matteo Renzi – facciamo politica e diciamo: ci sono due opposizioni, una riformista e una populista, facciamo una presidenza per uno”. Al momento i nomi che circolano sono quelli di Enrico Borghi e Lorenzo Guerini (entrambi Pd) per la guida del Copasir mentre al M5s andrebbe la presidenza della commissione di Vigilanza. A sparigliare le carte però potrebbe essere il centrodestra se ad esempio decidesse di votare un esponente del Terzo Polo. Tra i nomi circolati nei giorni scorsi c’era quello di Maria Elena Boschi.








