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[Lo scenario] Anche l’industria della plastica rallenta. Alcune aziende interrompono la produzione

La crisi energetica sta avendo importanti effetti di rallentamento sull’industria. Secondo quanto afferma Marco Bergaglio, presidente di Unionplast, l’associazione settoriale che rappresenta le Industrie Trasformatrici di Materie Plastiche e Affini, il rischio è che le aziende non potranno più soddisfare la domanda dei clienti o addirittura dovranno interrompere la produzione. Bergaglio suggerisce la necessità di un cambio di passo attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili che permettano di essere meno dipendenti dall’estero dal punto di vista degli approvvigionamenti.     

L’impatto del rincaro energetico

Il caro energia è una problematica che impatta fortemente tutti i comparti del sistema industriale italiano e ha già iniziato a causare il rallentamento dell’attività delle produzioni più sensibili tra cui molte aziende nell’acciaio, nella ceramica e anche nella plastica. Per il nostro settore, in particolare, ciò ha comportato il rischio concreto di non essere in grado di far fronte alle richieste dei nostri clienti, aziende che operano in comparti industriali fondamentali per il consumatore finale. 

Alcune nostre aziende si sono trovate costrette addirittura ad interrompere del tutto la nuova produzione per evitare di lavorare in perdita. Con Piber Group, ad esempio, abbiamo dovuto bloccare tre siti su quattro e ora sugli ordini di medio termine ci troviamo a dover rinegoziare i prezzi con aumenti dell’8-12%.    

Il forte aumento dei costi energetici ovviamente ha inciso sui costi di produzione e si è tradotto in un’inevitabile riduzione della marginalità. Tale situazione ha comportato, conseguentemente, un aumento di prezzo delle nostre forniture per non incorrere in pesanti perdite che metterebbero a rischio le imprese del nostro settore. Il settore della plastica è in salute e reattivo, nonostante le difficoltà.

La crisi delle materie prime

Tuttavia, oltre alla problematica relativa ai costi si aggiungono la scarsità delle materie prime e l’estrema difficoltà a mantenere relazioni commerciali con i Paesi maggiormente coinvolti nel conflitto in Ucraina, con risvolti drammatici dal punto di vista della logistica. L’impatto occupazionale è per ora limitato, ma prevediamo un inevitabile peggioramento già nei prossimi mesi se non ci sarà un’inversione di tendenza di questa situazione.    

Per cercare di superare questo momento critico, la necessità è ora quella di fare sistema con le istituzioni e Confindustria, lavorando in totale sinergia per mettere in campo tutti gli strumenti disponibili per migliorare i processi produttivi e mitigare l’aumento dei costi dell’energia, oltre a quello delle materie prime. Investire in innovazioni o prodotti di eccellenza del comparto, che permettono un risparmio notevole in un momento come questo in cui si parla di inflazione e aumento dei prezzi, è sicuramente un fattore molto importante per iniziare questo percorso di risalita.

La svolta rinnovabile

È fondamentale anche promuovere il potenziamento dell’energia da fonti rinnovabili, penso in particolare all’idroelettrico e all’eolico, facilmente applicabili nel nostro Paese, così come al fotovoltaico. In questo modo potremmo renderci meno dipendenti dall’estero per gli approvvigionamenti, creando nuovi input per una concreta transizione ecologica. Per farlo occorre però ovviamente che le istituzioni ci accompagnino con opportune semplificazioni a livello burocratico.

Quello che auspichiamo è un pacchetto il più possibile completo di provvedimenti che siano di supporto efficace e soprattutto rapido per le imprese a partire da un potenziamento del fotovoltaico (da realizzare ad esempio sugli edifici industriali o su terreni di proprietà industriale attraverso l’utilizzo di procedure semplificate), l’adozione di agevolazioni sulle aliquote fiscali e parafiscali della bolletta elettrica e gas e infine un rafforzamento per il credito d’imposta di questi settori, che necessita assolutamente di una estensione temporale di durata almeno annuale o biennale.

L’Italia è una grande nazione manifatturiera povera di materie prime in un’Europa che ha cessato di investire e difendere il suo mercato proprio dove occorre. Fare presto è essenziale, perché ci troviamo in una situazione che la società e l’economia europea non possono sopportare a lungo e una maggiore flessibilità per gli aiuti di Stato di certo non basta per evitare che una crisi come quella attuale si ripeta in futuro. Finché la Commissione Europea non propone soluzioni serie sul caro energia, ogni Stato membro continuerà ad agire in autonomia, creando evidenti squilibri. A maggio dovrebbero arrivare le linee guida per rendere più fluide le procedure di autorizzazione per gli impianti di energie rinnovabili e a giugno dovrebbero essere rilasciati i piani “REPower” per accelerare la transizione.  

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