Dal rilancio del Ponte sullo Stretto alla stretta al Reddito di cittadinanza, passando per le pensioni e la tutela delle famiglie più numerose: con la sua prima manovra, il governo Meloni intende mandare chiari segnali di rottura con il passato.
La maggior parte delle risorse stanziate saranno destinate a misure contro il caro energia, ma il resto sarà indirizzato a interventi utili a mandare chiari segnali sulla visione politica della maggioranza di centrodestra.
Ci sono 30 miliardi da usare, in larga parte per il caro-bollette, più 5-7 che si potranno aggiungere sotto forma di fondi europei dirottati verso l’emergenza energetica.
Sarà riattivata la società Stretto di Messina spa, costituita nel 1981 per progettare, realizzare e gestire il ponte fra Calabria e Sicilia, che dal 2007 è controllata da Anas e dal 2013 è stata posta in liquidazione. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, lo ha definito il primo atto verso la costruzione della campata unica di 3,3 chilometri.
L’obiettivo, ha spiegato, è “partire con i lavori nell’arco di due anni” e il 5 dicembre il leader leghista sarà a Bruxelles “per chiedere che l’Europa partecipi al finanziamento di un progetto che è europeo: quella non è la Messina-Reggio Calabria ma la Palermo-Berlino”.
La manovra servirà al centrodestra anche per definire una tregua fiscale: il piano dovrebbe prevedere cartelle esattoriali (fino al 2015) cancellate fino a mille euro, imposta dimezzata per quelle fino a 3mila e rateizzazione per gli omessi pagamenti.
Una sterzata netta è in arrivo anche sul Reddito di cittadinanza, con una stretta che consentirà anche di recuperare risorse. Della misura di bandiera del governo Conte I, dovrebbe essere conservata la funzione assistenzialistica per chi non può lavorare, puntando a un limite temporale per chi è invece abile al lavoro: 18 mesi di Reddito con sei mesi di stop da dedicare alla formazione in vista del reinserimento lavorativo, poi un décalage di 12 mesi.
Anche in tema di pensioni, la maggioranza vuole voltare pagina: addio legge Fornero, da gennaio partirà quota 41 (gli anni di contributi), con 61 o 62 anni di età. La combinazione sarà valida solo per il 2023, come misura ponte verso la riforma organica che il governo prevede di realizzare il prossimo anno.
Forza Italia spinge anche per un adeguamento graduale delle pensioni minime, in linea con quanto promesso in campagna elettorale quando prospettava di portarle a mille euro. Il partito di Silvio Berlusconi punta anche a sterilizzare la plastic e la sugar tax.
Tutelare la famiglia e incentivare la natalità sono due parole d’ordine per l’esecutivo di centrodestra. Concetti, cari in particolare a Fratelli d’Italia, che hanno trovato una prima declinazione nel quoziente familiare inserito nella stretta al superbonus, che favorisce i nuclei più numerosi. Va incontro alla stessa platea la misura allo studio, promossa dal Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella, per correggere l’assegno unico garantendo un importo maggiore per le famiglie con più figli.








