“Il conflitto tra Israele e Hamas ha rivitalizzato la campagna mediatica sia di Daesh che di al Qaida contro l’Occidente. In tale contesto, anche l’Italia è indicata quale possibile obiettivo per la sua asserita posizione filo-israeliana”.
È quanto si legge nella Relazione annuale 2025 sulla politica dell’informazione per la sicurezza, secondo cui il nostro Paese “continua a costituire oggetto di attenzione da parte della propaganda jihadista, in virtù della sua centralità nel mondo cristiano, l’impegno nella Coalizione Globale anti-Daesh e la presenza, sul territorio nazionale, di luoghi simbolo della cultura e della storia occidentale”.
L’Intelligence ha “continuato a monitorare l’utilizzo della rete da parte delle principali formazioni jihadiste, incluso lo strutturato apparato mediatico multi-lingue di ISKP. Il web si conferma infatti come uno strumento fondamentale per reclutare e incitare al compimento di atti violenti anche nel nostro Paese. Ma i rischi non provengono solo dal web, come attesta la presenza o il transito di cittadini centro-asiatici e nord-caucasici a vario titolo legati a ISKP. In alcuni casi, l’ingresso in area Schengen si è verificato dopo un passaggio attraverso la Turchia e i Balcani occidentali”.
Quanto alle espulsioni di “soggetti potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale, nel 2024 sono stati eseguiti – anche grazie al contributo informativo dell’Intelligence – 82 rimpatri”.








