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[L’intervista esclusiva] Michele Crisci (presidente UNRAE): «La transizione ecologica nell’automotive è già in atto. L’Italia deve decidere se cavalcarla o subirla»

Quando nasce un nuovo governo, necessariamente tutti i settori produttivi italiani devono iniziare una nuova fase che tenga conto di quanto raggiunto finora e aprano le loro strade al futuro. Siamo andati a scoprire quale strada deve percorrere il settore automotive per uscire dalla crisi e ripartire di slancio grazie all’intervista con Michele Crisci, Presidente della UNRAE, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri.

Presidente Crisci, qual è il quadro in cui ci muoviamo nel settore dell’automotive, in che momento siamo?

Siamo in un quadro di trasformazione avviata. Sia la transizione ecologica secondo i target che sono stati imposti dall’Unione Europea, richiesta anche da una maggiore sensibilizzazione del pubblico e dei media che hanno dato molta importanza a questo tema rispetto a quanto se ne dava 10 anni fa. Sia la transizione tecnologica, molto più interessante e sfidante, come la guida autonoma. Quindi c’è un’evoluzione abbastanza clamorosa.

Quello che oggi sta creando dei problemi al mondo dell’automotive in generale è che la velocità di questa transizione e la riconversione industriale che inevitabilmente la dovrà accompagnare, non gode di una indicazione chiara sia da parte dei governi, sia da parte dell’Europa, sia dal coordinamento dei tre continenti fondamentali, cioè Stati Uniti, Europa e Cina. Lascia aperti molti dubbi l’utilizzo dell’energia elettrica in talune situazioni, al netto della situazione che stiamo vivendo.

Non c’è dubbio che ci sono alcuni Paesi che stanno spingendo molto per l’utilizzo dell’energia elettrica nella mobilità, altri che invece continuano a non farlo e quindi questo crea delle disparità anche dal punto di vista del mercato.

Sono anni che questa transizione continua a muoversi a singhiozzo, un po’ per motivi esterni che stiamo vivendo tutti come il covid e la guerra, ma anche dal fatto che non si riesce ad avere un’agenda chiara e illuminata e pluriennale da parte dell’Europa.

Cosa chiedete all’Europa e cosa chiedete al nuovo governo italiano?

All’Europa non siamo in grado di chiedere moltissimo, nel senso che l’Europa ha già chiaramente detto, adesso con le ultime delibere del Parlamento Europeo, ha dato dei target che sono molto sfidanti. Già nel 2021 c’era il target di stare sotto la soglia dei 95 grammi di Co2 di emissione per le flotte, nel senso per tutto l’immatricolato per ogni singolo brand, quindi bisognava rispettare questi 95 grammi per le auto nuove, e tutto il mondo dell’automotive c’è riuscito e ha centrato l’obiettivo, anche se qualcuno c’è riuscito molto meglio, c’è chi è arrivato molto più basso dei 95, qualcuno che ha dovuto comprare qualche credito, ma fondamentalmente ci sono riusciti tutti.

Adesso l’Europa chiede entro il 2030 che questi valori siano dimezzati, ossia che i 95 grammi entro il 2021, che era il valore medio, diventi del 50% più bassi entro il 2030, e poi ha deciso che dal 2035 in avanti non potranno più essere immatricolate in Europa auto a combustione endotermica, o per lo meno non potranno essere immatricolate che non abbiano emissione allo scarico pari a zero, a prescindere dalla tecnologia utilizzata per ottenere questo risultato. Oggi l’unica reale tecnologia che dà questo vantaggio allo scarico è l’elettrico, quindi tutte le case automobilistiche stanno abbandonando i motori endotermici, perché è molto difficile continuare a produrre motori endotermici e avere questo tipo di risultato.

Per un’auto elettrica mancano le pensiline?

Guardi sto proprio tornando da Bari a Bologna dove abbiamo inaugurato una nostra struttura di ricarica, perché come Volvo abbiamo deciso di non attendere gli sviluppi ma di iniziare a creare una nostra infrastruttura di ricarica che abbiamo chiamato Power stop, che stiamo installando in corrispondenza di quelle aziende concessionarie che sono limitrofe alle uscite autostradali delle principali autostrade, e stiamo installando dei Fast Charge di 175 kw che permettono la ricarica completa di un’auto potente sull’elettrico in mezzora.

È chiaro che noi stiamo lavorando con le nostre forze, quindi vuol dire avere 60 stazioni di Power Stop da Bolzano a Palermo seguendo tutte le principali autostrade, in modo che ogni 200 chilometri ce ne sia una.

Fare ricariche è il punto. Oggi se si esce con un’auto tradizionale, non si va a controllare se dove si vuole arrivare c’è un distributore, perché tutti sanno che c’è. Con l’elettrico invece è così, io devo premurarmi prima di capire dove devo andare, quanto posso ricaricare, è molto più complicato.

Manca anche il vantaggio economico per l’utente…

Adesso il vantaggio economico è più basso, perché quello che sta accadendo per i costi dell’energia elettrica fa sì che la problematica esista. Però, se consideriamo una situazione di normalità con i prezzi che aveva l’energia elettrica fino a poco tempo fa, c’è una differenza notevolissima di prezzo tra l’andare con l’elettrico e a benzina o diesel, il risparmio effettivamente c’è. Come anche ci sarà un risparmio nei controlli futuri per la vita della vettura, nella riparazione, nella manutenzione. Quindi ci sono evidenti vantaggi ad andare verso l’elettrico, al di là dei vantaggi per l’ambiente. Quello che sta succedendo adesso sta rallentando questo passaggio e dispiace che qualcuno stia approfittando di quello che sta succedendo adesso per mettere in dubbio questa transizione, e questa è una cosa che non dovrebbe verificarsi.

Un conto è la congiuntura che va risolta con qualsiasi mezzo e un’altra cosa è pianificare per il futuro cose che sono importanti e che devono essere fatte.

E in questo senso il governo italiano cosa può fare?

Io penso che questo governo, con il quale già ci siamo messi a disposizione come avevamo fatto con i precedenti governi, abbia ovviamente il dovere di dare degli indirizzi chiari al cittadino. È chiaro infatti che se il cittadino non capisce da che parte deve andare per la mobilità, per la transizione ecologica, per i costi, poi diventa tutto molto più complesso. Secondo me bisognerebbe dare un indirizzo chiaro, ed è quello che spererei potesse essere detto da un governo, cioè che esiste in Italia un parco circolante oggi che è il più vecchio d’Europa, è il più grande ed è anche il più insicuro e questo problema va risolto, questo parco va rinnovato.

Va rinnovato privatamente, dando la possibilità a chi oggi guida un Euro 1 o un Euro 2 di avere uno scivolo economico, anche magari verso un altro piccolo motore endotermico, perché oggi esistono degli incentivi che a seconda della fascia di emissione della Co2 possono premiare anche vetture della cosiddetta terza fascia 61-135, e cioè che sono i piccoli endotermici. E va benissimo perché un Euro 6 di ultima generazione anche usato, rispetto a un Euro 1 o un Euro 2 dà un vantaggio ambientale straordinario, e daremmo la possibilità di iniziare a cambiare il parco circolante. Questo per le vetture cosiddette anziane.

Poi quello che il governo dovrebbe fare, e in parte ha già fatto anche se c’è stato qualche piccolo inciampo, è l’incentivazione delle vetture di ultima generazione. Va data l’indicazione ai cittadini di quali sono le auto non solo virtuose dal punto di vista ambientale ma sono anche quelle che saranno le auto del futuro. Bisogna dare la possibilità ai cittadini di poter acquisire queste nuove tecnologie, ma anche all’industria italiana sia in termine di produzione di auto che di componentistica di avere una domanda che tira e quindi poter andare ad investire su una riconversione industriale. Altrimenti il rischio è di rimanere a uno stallo.

Quindi, per sintetizzare, quello che chiediamo al governo è che si continui sul solco di quanto fatto, perché ci sono degli incentivi buoni vigenti, anche se migliorabili e devono essere migliorati. Per esempio, gli incentivi presenti oggi sono solo per i privati, invece è necessario avere incentivi anche per le aziende. Adesso il nuovo schema per gli incentivi prevede anche le aziende ma solo se c’è attività noleggio, il che crea una complicazione che va semplificata.

Infrastrutture prima di tutto, incentivazione al cambio dell’auto in relazione al parco circolante per quanto riguarda le auto più anziane, quindi rottamazione, per intenderci, ma anche incentivazione per l’acquisto di auto di ultima generazione, auto ibride, elettriche, ecc.

Da ultimo, quello che noi chiediamo con insistenza, lo abbiamo chiesto al governo precedente e sicuramente lo chiederemo anche al governo Meloni, è di rivedere tutta la fiscalità legata all’auto, che è vecchissima in Italia e su alcuni parametri tipo la fiscalità delle auto aziendali per quanto riguarda la detrazione dell’Iva siamo fermi al 40% in deroga a quello che ci chiede l’Unione Europea da anni. Ci sono molte leve che potrebbero essere utilizzate, anche semplicemente per le auto green a cui si potrebbe dire che la detrazione dell’Iva sale al 100%.

Non c’è nulla che non si possa fare, l’importante è avere una strategia, e capire che se entro il 2035 talune macchine non potranno più essere immatricolate e vendute, molte di queste sono prodotte in Italia e soprattutto la componentistica è prodotta in Italia, bisogna avviare una riconversione industriale molto molto rapida, che vuol dire non difendersi dalle nuove tecnologie ma abbracciarle e cercare di competere.

Quindi la vostra paura è che la transizione spaventi i governi, che si mettono in difesa e questa situazione di incertezza bloccherebbe gli investimenti, il mercato e sarebbe peggio di qualsiasi decisione? Tergiversare è la scelta peggiore?

Esatto. Sarà sicuramente peggio, perché non è l’Italia che decide il mercato mondiale dell’auto, il mercato mondiale dell’auto si muove in modo autonomo e bisogna capire se l’Italia vuole ritornare a essere protagonista in questa parte di mercato o rimanere un Paese di servizio.

L’altro punto che mi viene da chiederle, a livello occupazionale in Italia che rischi corriamo?

Partiamo dalla componentistica, produzione auto e tutta la parte commerciale, più o meno sono 1,2 milioni di addetti che sono impiegati nell’automotive, prendendo tutti i settori, dall’auto ai camion, ecc. C’è chi dice che sono a rischio 70-80 mila posti di lavoro, che ovviamente è un numero molto molto elevato. Dal nostro punto di vista il rischio c’è sicuro se si gioca in difesa, se invece si cerca di riconvertire i profili di alcune aziende cercando di crescere verso nuove tecnologie, perché la tecnologia dell’elettrico non è finita non è arrivata, ci sono molti livelli che possono essere abbracciati, non è vero che il monopolio lo ha già preso la Cina, siamo noi che glielo regaliamo se stiamo fermi.

Quindi sul tema del monopolio cinese dice che c’è un’altra strada?

C’è un’altra strada nel senso che c’è la possibilità di lavorare su questi materiali e quindi arrivare al livello 2, al livello 3, al livello 4 e quindi dalla ricarica a induzione, alla ricarica mentre l’auto si muove, fino a migliorare le batterie. Siamo oggi ad un livello di batteria che sono alla preistoria di quello che potrà essere il futuro della batteria. L’Europa può avere un suo comparto autonomo di batterie, nel giro di 4-5 anni, per arrivare a un livello successivo di batterie, poi ce ne saranno ancora. Il problema delle batterie oggi è un problema di dimensione che è di notevole ingombro nell’auto e di costo, e non è un problema di materiali.

È chiaro che se facciamo riferimento alle miniere di litio e di cobalto, sappiamo dove sono e chi ha investito in questo senso, ma c’è tanto altro che possiamo fare. Noi siamo diventati primi per le auto nel mondo pur non avendo molte delle materie prime che utilizziamo per farlo. Bisogna solo utilizzare la nostra capacità di creare.

L’Italia e l’Europa possono avere un ruolo importante in questa crisi, un’opportunità, l’importante è iniziare a pianificare tutto con largo anticipo. Sennò poi dopo diventiamo dei fanalini di coda e si fa fatica a colmare il gap. Oggi che il gap è ancora ridotto, si può colmare e si può andare avanti, se aspettiamo invece il gap diventa ancora più grande. Non scegliamo noi come sarà il mondo dell’automotive del futuro, non possiamo deciderlo in Italia.

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