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[Lo scenario] «Vi spiego perché la Juventus potrebbe finire nel carrello di Amazon». L’analisi di Pierangelo Sapegno

Continua la bufera Juventus. A parlarne è lo scrittore e giornalista (che da anni segue le vicende del calcio e della Juventus in particolare) Pierangelo Sapegno, in esclusiva per il nostro Osservatorio Quotidiano.

«Dall’annus horribilis del 2020 da quando il Covid spezzò i suoi sogni di grandezza, tutto sembra essere andato a rotolare verso un precipizio senza fine. Ora, al di là della deformazione solo italiana di un processo mediatico teleguidato dalle carte dell’accusa con toni da adunanza medioevale davanti al rogo, è fuor di dubbio che la situazione economica della società sia così malmessa, quasi disperata, da aprire scenari fino a poco tempo fa assolutamente impensabili sul suo futuro. Ed è logico ritenere che uno di questi possa portare addirittura alla cessione dello storico club della famiglia Agnelli, il fiore all’occhiello assieme alla Ferrari dell’Avvocato».

«Nonostante le ferme smentite di John Elkann, questa ipotesi ha una sua ragione profonda che la rende più che attendibile. Oggi la Juve capitalizza in Borsa solo 680 milioni e nel suo futuro prossimo non si intravedono grandi motivi di ottimismo. A questo punto forse non basta più ad Exor ricostruire l’organigramma societario, e fra le mission da trovare al suo business, per giustificare agli azionisti la presenza della Juve nel suo portafoglio, potrebbe esserci proprio una strategia d’uscita dopo aver indicato ai possibili compratori la strada da seguire».

«Così prima si ricostruisce un consiglio d’amministrazione di alto livello per far fronte alla tempesta e rimettere in ordine i conti, mostrando a tutti che si può portare fuori la nave dai perigli burrascosi, e poi si offre la società al miglior offerente a un valore che è senz’altro molto superiore rispetto a quei 680 milioni indicati dalla Borsa. In Inghilterra qualche tabloid ha già anticipato la richiesta: due miliardi».

«Chissà che per John Elkann questa non sia proprio la soluzione migliore per festeggiare il centenario della famiglia Agnelli proprietaria del club. Si chiuderebbe così un periodo storico, un legame che pareva inscindibile. E forse l’amarezza disperata di Andrea Agnelli nella sua lettera d’addio potrebbe essere davvero questa, la consapevolezza che quel tempo è finito. E è crollato in un lasso di tempo brevissimo, tutto in tre anni appena».

«Perché all’inizio della sua gestione, il percorso compiuto dal club guidato da lui era stato in linea con le aspettative di Exor: il valore di mercato era cresciuto vertiginosamente passando dai 75 milioni del 2010, quando salì alla presidenza, al miliardo del 2017, prima della finale di Champions League. Con l’operazione Cr7 si era addirittura impennato fino a toccare la soglia del miliardo e 700 milioni nel 2019. Ma è a questo punto che cominciano i problemi, perché un asset così forte va finanziato e mentre il debito comincia a salire, gli azionisti sono tenuti ad aumentare i loro sforzi».

«Due finanziamenti di 700 milioni vengono elargiti alle esangui casse della società, saccheggiate brutalmente ora anche dalla pandemia. A questo punto diventa ancora più difficile spiegare ai sempre più diffidenti azionisti di Exor le ragioni di un investimento in continua e vertiginosa perdita. Meglio vendere? Tutto dimostrerebbe che sì, questa è la soluzione più logica. Solo che l’inchiesta Prisma a questo punto si abbatte come un ciclone sul cammino della Juventus, con il suo corollario di intercettazioni e diffamazioni varie. E a vendere in queste condizioni magari si rischia di deprezzare il valore del diamante esposto in vetrina».

«Allora sarebbe meglio aspettare. Però qualcosa si è mosso davvero. E fra le tante voci che circolano ce n’è una che riguarda l’interesse di Amazon. Probabilmente risale già a qualche mese fa quando alla guida della società c’era ancora Andrea Agnelli, a testimonianza che qualcosa in questa direzione si muove da tempo. Allora Andrea trattava un ingresso in un ruolo di minoranza. Ma adesso i termini sono ovviamente cambiati. Le notizie che arrivano dall’Inghilterra parlano di alcuni colloqui con un fondo americano. Sullo sfondo però resta quella strana idea di Amazon».

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