L’emergenza Covid _19 ci interroga quotidianamente sul modello delle nostre istituzioni, sulla capacità di fornire risposte costanti ad una realtà in gran parte soggetta a repentini mutamenti e rallentata a fronte della frenetica lotta sanitaria. Si ripropone l’eterno dibattito del giusto mix fra legittimità e produttività, in termini di efficienza e redditività, delle nostre amministrazioni intorno a cui ruota ogni tentativo di riforma dal dopoguerra in poi, dal progetto di riforma burocratica del sottosegretario Lucifredi ad ogni ministro succedutosi a Palazzo Vidoni, spesso senza fare altro che inseguire la modifica di quanto approvato dal predecessore.
Ad aggravare il contesto emergenziale è la diffusa percezione di un senso di sfiducia dei cittadini nei confronti di un comparto pubblico definito quale “freno burocratico” i cui costi, pari nel 2018 a 165,9 miliardi di euro (Relazione sul costo del lavoro pubblico – Corte dei conti, Sezioni riunite del 27 luglio 2020) non si traducono in adeguati livelli di servizi e di conclusione tempestiva dei procedimenti a fronte di una PA che assorbe il 14,4 per cento dei dipendenti complessivi del Paese (una recente ricerca European House – Ambrosetti valorizza lo scontento al 65 per cento degli italiani contro il 21 dei tedeschi, il 46 dei francesi ed il 47 dei britannici).
Nel clima generale le ombre sembrano soffocare ogni luce prodotta dalla trasformazione tecnologica ed amministrativa che, obbligatoriamente, sta ricevendo un’accelerazione.
Prima espressione ne è lo smart-working che deve spogliarsi dei panni di massivo ripiego straordinario dovuto all’emergenza, ed assumere vesti strutturali nell’ambito di una rivoluzione organizzativa e culturale che – sviluppandosi dal basso – esalti prestazioni, raggiungimento degli obiettivi e gratificazione del lavoratore.
Sul piano organizzativo le amministrazioni potranno contare su risorse destinate all’acquisto di dispositivi, software, servizi dedicati e dovranno approvare percorsi formativi in ambito telematico ed informatico avendo ben presenti le difficoltà a “digitalizzare” degli ultra cinquantenni. Spetterà alla dirigenza far atterrare la modernizzazione delle soluzioni digitali entro il Piano organizzativo del lavoro agile (POLA) previsto nell’art. 263 del decreto legge n.34 dello scorso 19 maggio (semplificazioni) , consentendo, come dice il legislatore, di erogare i servizi “con regolarità, continuità, efficienza, nonché nel rigoroso rispetto delle tempistiche previste dalla normativa vigente”.
Nella delibera n.18 la Sezione Autonomie della Corte dei conti, affrontando il tema dei controlli interni delle amministrazioni in tempo di Covid, rileva l’utilità che gli organi di vertice adottino provvedimenti idonei a disciplinare la gestione della fase emergenziale dell’organizzazione del lavoro agile. Sottolinea, inoltre: “il servizio che si occupa del controllo di gestione potrà valutare se le soluzioni adottate siano adeguate o suscettibili di essere migliorate in termini di efficienza, efficacia ed economicità, suggerendo, se del caso, misure correttive. In particolare, un aspetto da sottoporre ad attenzione è rappresentato dall’idoneità dei sistemi informativi a consentire proficuamente lo svolgimento del lavoro da remoto e a tracciare le attività svolte”.
E’ evidente come questa fase debba essere la leva affinché il tempo di lavoro possa essere vissuto in un’ottica non solo formalistica, bensì con riguardo ai servizi resi ai cittadini ed al risultato, ciò per ripristinare il rapporto di fiducia con le istituzioni.
In questo panorama intermittente un esempio di efficienza amministrativa è dato proprio dalla Corte dei conti, ove la completa dematerializzazione dei dati ha consentito al personale di passare in modalità smart working in meno di 48 ore nel pieno della pandemia, senza compromettere le attività. Questo è stato possibile a seguito dell’adozione manageriale di un approccio “cloud first”, diventato poi standard raccomandato dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione.
Con il trasferimento su “cloud” la Corte dei conti si conferma all’avanguardia nella transizione digitale della P.A. e porta le attività del controllo nel terzo millennio. Gli strumenti forniti dalla Corte hanno condotto la sua complessa ed articolata organizzazione centrale e periferica ad assorbire prontamente il modello agile, con alcune Sezioni che non solo hanno garantito la continuità delle proprie attività, ma sono riuscite a migliorare sia nei numeri sia nei tempi di lavoro (una Sezione, ad esempio, nel periodo gennaio/ottobre è passata dalle 139 delibere del 2019 alle 270 del 2020 ed ha ridotto il tempo medio occorrente per il controllo preventivo di legittimità sugli atti da 21 a 7 giorni) producendo a cascata effetti sugli Enti vigilati.
Il caso della Corte dei conti è un esempio incoraggiante nel panorama attuale e dimostra l’importanza dell’adozione piena di una cultura manageriale a livello politico e amministrativo, perché solo la modernizzazione del comparto pubblico potrà stimolare una reale ripresa economica e sociale dell’intero Paese.








