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[L’analisi] Il tetto europeo al prezzo del gas è un flop. Il parere dell’economista

Intervento di Angelo De Mattia, economista, ex direttore centrale della Banca d’Italia.

Nei mesi scorsi, durante il cessato governo Draghi, si attribuivano effetti particolarmente benefici all’auspicata fissazione di un price cap sul gas.

Ci si vantava, da parte degli ambienti governativi, della strada che stava facendo presso le istituzioni dell’Unione Europea la proposta su questa materia avanzata, per primo, dal presidente del Consiglio.

Qualcuno arrivava a vedere in ciò un passo importante verso una messa in comune integrale, a livello europeo, delle politiche energetiche e verso la collettivizzazione dei relativi oneri e rischi.

Non si affrontava, come spesso è accaduto e continua ad accadere allorché si progettano misure di contrasto ivi incluse le sanzioni, l’argomento della possibile reazione dei fornitori, in particolare della Russia.

E infatti da parte di quest’ ultima si è subito segnalato che l’unilaterale fissazione di un tetto, da parte dell’Unione, avrebbe violato i contratti e, comunque, che si sarebbe reagito bloccando le forniture di gas.

Sono state poi formulate delle previsioni dell’andamento del prezzo in questione per il prossimo anno, giungendo a stimare in Italia, nello scenario avverso, un livello a megawattora di oltre 300 euro, dal quale oggi, però, siamo lontanissimi.

Per arrivare a decidere, innanzitutto da parte della Commissione Ue, la formulazione di una proposta sul price cap sono state, comunque, necessarie sollecitazioni e spinte, mentre si susseguivano i rinvii, tanto da far passare in secondo piano l’argomento che, invece, in precedenza aveva avuto le prime pagine nelle cronache.

Due giorni fa, finalmente, la montagna ha partorito, ma si è trattato del ridiculus mus, del topolino perché non può diversamente denominarsi la proposta stilata sul tetto in esame. fissato in 275 euro a megawattora, ma perché scatti, occorre (ricorrendo a una pioggia di “almeno”) che si verifichino due condizioni: il prezzo sul mercato olandese deve superare questo livello per almeno due settimane e deve del pari essere superiore all’indice del gas liquefatto per un importo di almeno 58 euro e per un periodo di almeno 10 giorni. Segue, poi, una serie di altri adempimenti e di coinvolgimenti di diversi organi.

Le aspettative erano di un tetto intorno ai 150 euro e, invece, si è andati ben oltre, con la conseguenza che, se resterà questa regolamentazione, il cap probabilmente non scatterà mai.

Allora si può ritenere che questo livello, con le relative condizioni, sia così proposto per una tattica negoziale in vista del confronto con i partner comunitari, avendo in mente un importo minore? Tuttavia, anche se così fosse – ma per ora non vi sono elementi per corroborare una tale ipotesi – saremmo comunque lontani, pur scontando delle riduzioni, dalla somma auspicata.

Sarà, allora, opportuno che il rappresentante italiano sostenga nel meeting la necessità di una radicale revisione della proposta.

Va ricordato che quando nella conferenza-stampa di martedì scorso alla presidente Giorgia Meloni è stato chiesto cosa accadrà al venir meno dell’efficacia delle misure per il caro-bollette fissate nella legge di bilancio, decorsi i previsti tre mesi, la premier ha lasciato intendere che accadrà si stanno valutando misure, ma esplicito è stato il riferimento al price cap la cui introduzione o no potrà condizionare altri possibili interventi.

Ma se il tetto sarà del livello indicato o comunque risulterà inadeguato, bisognerà pensare ad altro, considerato che la crisi energetica non finirà di certo entro la prima parte del 2023. Intanto, per arrivare a una revisione dell’insostenibile proposta della Commissione, bisognerà adoperarsi per la ricerca delle necessarie alleanze in un campo che vede comunque difficile il raggiungimento di convergenze, a cominciare da quelle con i Paesi direttamente interessati, quale, in primis, l’Olanda.

Fissare un price cap nazionale? Potrebbe essere un’opzione di estremo ripiego, per il probabile grado dell’efficacia, ma sarebbe pur sempre un segnale.

Un particolare impegno su questa materia di governo e parlamento è in ogni caso assolutamente necessario.

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