di Giancarlo Senatore, presidente esecutivo di Intellera Consulting
Sul Pnrr è il momento di accelerare ulteriormente. L’Italia deve recuperare il senso di urgenza iniziale e rilanciare la fase esecutiva, introducendo poteri speciali temporanei nella macchina amministrativa, fornendo una nuova spinta all’innovazione e realizzando quella partnership tra pubblico e privato fondamentale per portare a compimento progetti di grande portata.
Molti centri studi hanno provato a rispondere alla domanda: “A che punto siamo con l’attuazione del cronoprogramma del Pnrr?”. Non esiste una sola risposta, dipende da cosa si monitora.
Dal punto di vista degli atti abilitanti, come leggi e regolamenti, siamo abbastanza in linea con gli obiettivi prefissati.
Anche se guardiamo agli aspetti economico-finanziari, buona parte delle gare sono state bandite (soprattutto per i servizi, meno per i lavori) le convenzioni realizzate e i soldi ad oggi stanno effettivamente arrivando secondo le scadenze.
Ma se analizziamo la terza fase, quella esecutiva dei progetti, salvo rare eccezioni, siamo oggettivamente indietro.
La macchina pubblica, che ha dimostrato di avere competenze e capacità per superare con successo le prime due fasi, ora mostra il passo in quella di messa a terra delle attività.
L’Italia è stata capace di imprimere un senso di urgenza nell’impostazione del Piano, creando un meccanismo di scadenze da rispettare per tutti gli atti abilitanti.
Ma, man mano che si prosegue, la velocità si attenua e si percepisce un atteggiamento simile a quello della progettazione ordinaria, come se i fondi in arrivo fossero un flusso aggiuntivo alle normali risorse europee.
Non è così: il Pnrr, fondamento del nostro futuro, richiede uno sforzo straordinario per realizzare progetti straordinari. Per porre rimedio e non rischiare di dover restituire le risorse assegnate, serve una “campagna speciale” che ne acceleri l’attuazione, creando un sistema che renda non derogabile la fase esecutiva.
Si dovrebbe partire con un rating dei progetti capace di definire quelli prioritari e dare “poteri speciali” ai manager pubblici designati a realizzarli, distaccandoli temporaneamente dall’attività ordinaria perché si dedichino completamente ai progetti Pnrr, con premi economici a risultato raggiunto e strumenti dedicati.
Inoltre la cabina di regia, oltre a poteri di monitoraggio e controllo, in caso di immobilismo deve poter avocare a sé le attività sostituendosi ai responsabili dell’attuazione.
Uno sforzo straordinario di durata limitata, magari 6 mesi, accompagnato da una spinta culturale che agisca sulle persone a tutti i livelli, in modo che sia l’intera macchina pubblica ad aderire alla sfida, superando la resistenza al cambiamento e all’innovazione.
Dobbiamo essere consapevoli che per realizzare progetti di grande portata, il pubblico deve essere affiancato dal privato.
Purtroppo, ad oggi, le partnership con le imprese (Ppp) non sono frequenti e prevalentemente concentrate su infrastrutture invece che nei servizi che rappresenta il segmento a più alto potenziale di innovazione e sviluppo economico.
Le ragioni di questo scarso ricorso alle Ppp sono imputabili prioritariamente ad un pregiudizio reciproco diffuso tra i due mondi. Da un lato, il manager privato è diffidente nei confronti di macchine burocratiche complesse e dall’altro, quello pubblico non è incentivato ad andare oltre il proprio mandato organizzativo.
Servirebbe dunque un meccanismo che definisca un numero minimo di Ppp obbligatorie per definiti progetti per singola amministrazione: solo così, una volta compresi i reali benefici, il sistema andrà a regime.
In questo, la consulenza può giocare un ruolo cruciale: oltre all’analisi di fattibilità progettuale, può consentire una mediazione culturale tra pubblico e privato, e favorire anche la creazione di servizi innovativi. È proprio la chiave che può aiutare l’attuazione del Pnrr.








