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[L’intervento] Il piagnisteo nazionale che si ostina a non guardare la lotteria dei ventilatori negli ospedali

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Ora che Angela Merkel e, soprattutto, Emmanuel Macron hanno imposto i loro lockdown, più o meno pesanti e pervasivi, anche quello varato una settimana fa dal governo Conte può essere valutato con più serenità.

Più che da baristi, ristoratori e categorie colpite, soprattutto da politici e commentatori, chiamati adesso a collocare le clausure imposte nel contesto della seconda ondata dell’epidemia.

Si può discutere, ad esempio, dell’efficacia di ogni singola misura adottata. Ma, in realtà, i dubbi maggiori riguardano la tempistica. Forse si doveva intervenire prima: l’analisi più recente del Fondo monetario internazionale sottolinea che i lockdown danno risultati tanto migliori, quanto più sono precoci.

Perché è più facile contenere la curva dei contagi, quando è ancora bassa. Ma questo ha un effetto decisivo anche sull’economia: se i contagi diminuiscono, torna la fiducia, ripartono consumi e investimenti, decolla prima la ripresa.

Stranamente, tuttavia, non è la ricerca dell’equilibrio fra esigenze della salute e esigenze dell’economia ad avere catalizzato le reazioni al nuovo lockdown.

Piuttosto, una generale recriminazione per un mondo negato e perduto: la cultura soffocata, la scuola svanita e svuotata, finanche l’educazione sentimentale dell’adolescenza repressa.

Un piagnisteo nazionale che neanche la realtà dei 200 morti al giorno e lo spettro incombente di una lotteria dei ventilatori nei reparti di rianimazione degli ospedali sono riusciti ad arrestare.

E, fra le lacrime, è sfuggito che quel mondo negato e perduto non esiste più: il lockdown in atto si applica al mondo di oggi, non a quello degli anni ’50.

E, se la pizza portata a casa dal rider di turno non è fragrante come quella al tavolo della pizzeria, questo è vero solo in parte per cinema, cultura, scuola, amori di oggi.

Tutte le cose lamentate in questi giorni sono importanti, è vero. Ma davvero chiudere (per un mese, non per un anno) cinema, teatri e concerti è un colpo mortale alla cultura?

Ai tempi di Scelba, dei film di Totò e poi della Nouvelle Vague, probabilmente, sì. Ma, ora, quante volte siete stati al cinema nell’ultimo mese?

In cultura, le avanguardie sono importanti, vitali. E le avanguardie hanno bisogno dei circuiti e delle sale del cinema, come i nuovi gruppi musicali di un palcoscenico.

La cultura, però – di massa, ma anche d’élite – non passa più solo dai cinema e dalle sale. Anzi, quasi per niente, se non per abitudine o per accidente. Sta ogni sera a casa vostra: su Sky, su Netflix, su Amazon, su You Tube e su Tik Tok. I grandi fenomeni culturali, ma anche volti e storie nuove e controcorrente stanno lì e lì li trovavate abitualmente, la sera, anche prima che chiudessero i cinema.

Del resto, è esattamente quello che ogni regista, attore o sceneggiatore diceva nelle interviste fino a dieci giorni fa, prima che chiudessero i cinema.

E la scuola? E’ parte fondante di ognuno. Ma neanche perdere un intero anno per una bocciatura ha mai impedito carriere vibranti e di successo. Tanto meno avverrà per un mese.

Senza contare che, al contrario degli anni ’50, scuola chiusa non significa scuola finita. L’80 per cento e più di quel che i ragazzi sanno lo imparano da Internet o se ne impadroniscono davvero solo quando lo ritrovano su Internet.

Del resto, già da lì, da anni, copiano le traduzioni di Cicerone o gli esempi di Wikipedia sulle leggi della termodinamica. Forse è anche un’occasione per organizzare meglio questo scorrazzare in Rete o anche solo per portarli ad un giro virtuale della Cappella Sistina che altrimenti, forse, non farebbero mai.

Quanto al primo bacio, che sarebbe stato borseggiato dal lockdown, pare possibile scambiarselo, invece che in qualche pub dopo le 18, sulla panchina di un parco alle 16 (o alle 10), tenendo la mascherina a portata di mano. Romeo e Giulietta affrontavano difficoltà maggiori.

E il corteggiamento – necessario e indimenticabile – che lo precede? Al contrario che negli anni ’50, è già avvenuto nei luoghi oggi deputati: più Facebook di Tinder, probabilmente.

Le difficoltà logistiche di questa nuova fase sono gravi e numerose. La società di oggi, tuttavia, è meglio attrezzata di cinquant’anni fa a superarle. Se davvero, come è stato detto, è una guerra – quella che le generazioni in campo non hanno conosciuto – che stiamo affrontando, sta andando di lusso.

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