Sul fronte dei prezzi il mese di gennaio arriva con una promessa di tregua.
Tuttavia basta entrare al supermercato per capire che intorno al carrello della spesa la pace non è ancora stata firmata.
L’Istat fa sapere che nel complesso l’inflazione rallenta: +0,4% su base mensile, +1% su base annua.
A dicembre era +1,2%.
Una fotografia che, a prima vista, restituisce l’idea di una corsa che finalmente perde fiato.
Ma come spesso accade, la media racconta solo una parte della storia.
L’altra parte vive sui banconi dei negozi, nelle borse della spesa, negli scontrini che continuano a pesare.
Perché mentre l’inflazione “di sistema” rallenta, quella percepita accelera.
Il carrello della spesa corre oltre il doppio dell’indice generale e diventa il vero termometro del disagio.
La misura della distanza tra la statistica e la vita reale.
A gennaio, i beni alimentari – insieme ai prodotti per la cura della casa e della persona – crescono del 2,1% su base annua.
I prodotti freschi salgono del 2,5%, quelli lavorati del 2,2%.
Numeri che non restano confinati nelle tabelle, ma si trasformano in scelte obbligate: rinunce e conti rifatti a fine mese.
È questo il cuore della contraddizione: l’indice generale scende, ma ciò che serve ogni giorno costa di più.
E non c’è solo il cibo.
A spingere i prezzi sono anche i servizi legati all’abitazione, che registrano un +4,4%, i tabacchi (+3,3%), i servizi ricreativi e culturali (+3%).
La dinamica di gennaio è trainata soprattutto dall’energia, che sul mese segna un balzo dell’8,7%.
L’unica vera pausa arriva dai servizi di trasporto, in calo del 3,7%.
Un sollievo parziale, che non basta a riequilibrare il quadro.
La geografia dell’inflazione, intanto, cambia volto.
I prodotti industriali arretrano dello 0,2% su base annua, mentre i servizi salgono del 2,5%.
Il differenziale tra i due comparti arriva a 2,7 punti percentuali.
È il segnale di una nuova fase: la pressione non arriva più dalle fiammate dell’energia o delle materie prime, ma da un costo dei servizi più rigido, più persistente, più difficile da smontare.
Anche l’inflazione di fondo resta viva: 1,8% al netto di energetici e alimentari freschi, 1,9% escludendo solo l’energia.
Una brace che continua a scaldare sotto la cenere.
Nel quadro europeo, l’Italia si muove in linea con l’area euro: l’indice armonizzato segna +1% su base annua.
La normalizzazione c’è, ma è tecnica.
L’inflazione acquisita per il 2026 risale allo 0,4% per l’indice generale e allo 0,5% per la componente di fondo.
Dopo mesi di scosse e volatilità, il sistema dei prezzi sembra cercare un equilibrio.
Ma l’equilibrio dei numeri non coincide ancora con quello dei bilanci familiari.
A rendere più complesso il racconto contribuisce il nuovo paniere 2026, che amplia la copertura delle spese delle famiglie e aggiorna il perimetro della vita quotidiana.
Entrano le uniformi scolastiche – dai grembiuli per bambini alle divise per ragazzi – gli accessori per l’abbigliamento come i filati per maglia e uncinetto, i kit di videosorveglianza per la casa, la carbonella per il barbecue, i tappetini da bagno.
Compaiono anche i servizi di trasporto di emergenza con ambulanza privata, le tende e gli zaini da campeggio, fino al nuovo aggregato a rilevazione centralizzata dedicato ai software e agli antivirus.
È il segno di consumi che cambiano e di bisogni che si spostano, ma anche di un’inflazione che segue sempre più da vicino la quotidianità.
Dietro le percentuali c’è una macchina imponente: 80 comuni coinvolti, l’84% della popolazione coperta, oltre 45mila punti di rilevazione, quasi 3mila abitazioni monitorate per gli affitti pubblici.
Una rete capillare che restituisce un’immagine fedele del Paese.
E l’immagine, oggi, è quella di una tregua statistica che non è ancora diventata sollievo reale.
Gennaio, insomma, non segna una svolta, ma una pausa.
Nel complesso i prezzi rallentano, mentre il carrello continua a correre.
Finché alimentari e servizi essenziali resteranno più veloci dell’indice generale, la sensazione di caro vita continuerà a vincere sulle medie.
La normalizzazione è iniziata, ma il traguardo, per molte famiglie, è ancora lontano.








