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L’Europa di Ventotene, De Gasperi ed Einaudi | L’analisi di Gaetano Quagliariello

Sul Giornale Gaetano Quagliariello torna sulla polemica scoppiata intorno al manifesto di Ventotene, interrogandosi sul perché affermazioni come: «Credo nell’Europa di De Gasperi, e non in quella di Ventotene»; oppure: «Condivido la visione liberale di Einaudi e non mi ritrovo in quella giacobina di Ernesto Rossi»; o persino: «Nel mio dna ho l’Europa delle nazioni e non posso perciò riconoscermi in una visione federalista», vengano ritenute alla stregua di inaccettabili profanazioni, in particolare dagli eredi di chi giudicava i giovani estensori del Manifesto degli inaffidabili incoscienti.

Il percorso di Spinelli una volta lasciata Ventotene – sottolinea – può aiutarci a rispondere. Egli non fu un federalista integralista. Comprese i nuovi equilibri del mondo. Provò a cogliere, pragmaticamente, le occasioni della storia. Per la sua transigenza ebbe non pochi problemi con i suoi compagni di fede europeista.

Negli anni Sessanta, quando l’Europa delle nazioni trovò in De Gaulle il suo condottiero, utilizzò la circostanza per provare a convincere i socialisti a staccarsi da una visione «stato centrica». Aprì, allora, qualche breccia.

Nel 1979, con lo stesso spirito, accettò la candidatura al Parlamento Europeo come indipendente nelle liste del Pci. Mentre i comunisti ufficiali, nello stesso anno, votavano contro l’ingresso dell’Italia nello Sme, l’antenato della moneta unica.

Per questo, quando poco dopo i comunisti fallirono l’appuntamento con la trasformazione socialdemocratica, Ventotene divenne la loro uscita di sicurezza. Consentì loro di riguadagnare il giusto senso della storia senza passare da Bad Godesberg. Di annoverarsi tra i Padri Fondatori dell’Europa, senza fare i conti con l’opposizione alla Ced, al Mercato Unico, allo Sme. Al prezzo modico di una gita fuori porta.

Se, dunque, si voleva provocare, la provocazione è riuscita. Ma ci si può accontentare di mettere le dita negli occhi dei propri avversari o far emergere le loro rimozioni?

L’esercizio è utile solo se si è disposti a scavare nelle proprie di rimozioni. Per ambire a proporre un’altra egemonia culturale. Non ci si fermi, allora, a Ventotene. Ci si confronti anche con l’Europa di De Gasperi e di Einaudi. E non si abbia paura di confrontarsi con quelle idee, non meno pioneristiche, ma più resistenti e più attuali.

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