Su Repubblica, Paolo Garimberti si occupa di difesa comune europea, settore in cui l’Europa nei prossimi mesi sarà chiamata a battere un colpo.
Sono due i modi possibili.
Il primo, forse quello preferito da Donald Trump, è di non toccare nulla, lasciare le cose come stanno e provvedere, Paese per Paese, a incrementare la spesa arrivando al 2% del Pil (Spagna e Italia sono sotto questa soglia) e magari facendo qualche passo ulteriore nella direzione della soglia iperbolica del 5% invocata dal presidente americano. Sarebbe una formidabile occasione sprecata.
L’altro tipo di risposta è appunto la difesa comune europea.
Ossia cogliere l’occasione per fare finalmente progressi negli acquisti comuni di sistemi di difesa (risparmiando molte risorse), nello sviluppo dell’industria comune, nella preferenza per i sistemi europei di difesa.
L’appello a produrre e acquistare in comune è rimasto finora inascoltato.
Oggi potrebbe invece essere raccolto, per le circostanze geopolitiche e per i vincoli della finanza pubblica, a condizione che si accompagni finalmente con un consistente incentivo proveniente da risorse europee comuni.
Un Fondo comune per la difesa del valore di 500 miliardi farebbe la differenza tra gli appelli e la realtà.
La decisione non è ancora matura a Bruxelles e le resistenze non mancano, il Consiglio europeo ne discuterà nel ritiro convocato da António Costa per il prossimo 3 febbraio.
Un Fondo comune creerebbe una convenienza per il made in Europe, superando le abitudini di acquisto di ciascuna forza armata nazionale.
Incoraggerebbe lo sviluppo di sistemi di difesa comuni, cominciando da quelli con un più evidente vantaggio nella dimensione di scala europea, ad esempio un sistema di difesa aerea e missilistica integrata, o la difesa delle infrastrutture sottomarine, o ancora le attività cyber o le nuove generazioni di droni.
Sarebbe una risposta competitiva verso gli stessi Stati Uniti sul piano industriale, ma pienamente cooperativa su quello geopolitico, dal momento che questo “pilastro europeo” non potrebbe che essere complementare alla Nato.
Sarebbe infine un bel passo avanti nel disegno europeo, con una nuova emissione di eurobond, dopo quelli per Next Generation Eu e per il sostegno all’Ucraina.








