Su Italia Oggi Marino Longoni descrive il Vecchio Continente che “balla sulla tolda del Titanic”: “L’Europa ha prodotto la cultura greca, il diritto romano, il rinascimento, la rivoluzione francese. Da qui la cristianità, insieme all’idea di dignità della persona, sono state esportate in (quasi) tutto il mondo. Allevati nella inconfessabile convinzione della nostra superiorità morale, economica, culturale – sottolinea Longoni – noi europei ci sentiamo ancora il centro del mondo e consideriamo i cinesi, gli arabi, gli africani, ed ora anche i russi, come i cugini di campagna, che devono ancora farne di strada, per arrivare al nostro livello di civiltà. Non ci rendiamo conto che siamo ormai circondati da odio, da desiderio di vendetta, da miliardi di poveri che ci disprezzano o vorrebbero mettere le mani sul nostro benessere. E da paesi con potenziali economici e militari molto più solidi dei nostri.
Anche dal punto di vista della politica l’Europa non ha più molto da insegnare, visto che non può nemmeno considerarsi un sistema democratico. Ed in termini di governance fa acqua da tutte le parti. Addirittura il controllo del suo territorio, sta diventando sempre più problematico: in Francia e nel Nord Europa sono ormai migliaia i quartieri dove la polizia non osa più mettere piede e dove la legge vigente è quella della sharia. Mentre la Russia, inseguendo i suoi millenari sogni imperialisti, programma di espandersi sempre più verso occidente e l’Europa, in Ucraina, sta dimostrando di non aver la forza per fermarla.
Come se non bastasse – aggiunge – gli Usa, che ci hanno protetto con il loro ombrello militare per 80 anni, si stanno stancando di farci da balia. E tra poco avranno problemi più importanti cui pensare: Xi Jinping sembra infatti sempre più deciso a riprendersi Taiwan e questo scatenerà un putiferio nel Pacifico, che inevitabilmente distrarrà l’ombrello americano dall’Europa. Problemi enormi. Che non toccano i politici europei, che sembrano ballare sulla tolda del Titanic, preoccupati soprattutto di tutelare i diritti Lgbtq, di fare i primi della classe nella riduzione della CO2, o di progettare i sempre più improbabili meccanismi del patto di stabilità, suscitando così il disprezzo di chi ci guarda da altri continenti. Dove la nostra presunta superiorità politico-morale-culturale suscita ormai solo ilarità”.








