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L’egemonia culturale della sinistra resiste solo in classe | L’analisi di Mario Sechi

“È dai tempi di ‘Drive In’ che l’egemonia culturale della sinistra nel pop è finita, la grande rivoluzione fu quella della tv commerciale di Silvio Berlusconi”.

Lo scrive Mario Sechi su Libero parlando di ‘egemonia culturale che resta solo sui banchi di scuola’: “Ai compagni” – sottolinea – “sono rimasti i santuari della presunta editoria colta (che non vende) e il fortino dell’università e della scuola di ogni ordine e grado, ad eccezione delle elementari che ancora resistono, nonostante i ripetuti assalti di incompetenti di varia natura e colore. Salvo le maestre, il resto della truppa (con eroiche singolarità) è arruolato nella legione dei post-marxisti che al ’68 devono il posto, la carrierina, l’influenza sulla formazione degli italiani del domani. Basta un’analisi dei libri di storia, di scienze, di geografia e, naturalmente, di letteratura per scoprire da che parte pende la bilancia dell’ingiustizia culturale, ma se saliamo in cattedra il quadro è ancor più tragicomico perché il pre-giudizio tracima verso i banchi senza che alcuno alzi il dito e obietti.

Conosco molti casi in cui le famiglie hanno chiesto più equilibrio nell’insegnamento, ma se andiamo a vedere i fatti empirici, se applichiamo il metro della cronaca, se guardiamo cosa si agita all’interno delle università, tra i giovanissimi e nella ‘generazione zeta’, alla fine vediamo cortei pro-Pal di ragazzi che farneticano ‘la Palestina libera dal fiume al mare’, Greta Thunberg, elevata sul piedistallo dell’ignoranza, indossare la kefiah e confonderla con il cambiamento climatico, la pratica dell’ostracismo delle opinioni divergenti dilagare negli atenei, i rettori farsi complici di frange violente che predicano l’antisemitismo, docenti trattare come figli di un dio minore gli allievi bollati come la pecora nera del gregge bianco (rosso).

La reazione scomposta del Pd a un innocuo ma dirompente sondaggio di Azione Studentesca” – conclude – “è la prova della cattiva coscienza dell’establishment sgrammaticato. Come ricordava Norberto Bobbio, caro all’intelligentsia (e anche a noi che intelligenti a prescindere non siamo), ‘il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze’. Tutti dietro la lavagna, alla fine i problemi li risolvono i bidelli.”

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