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“Formare il cittadino alla cultura del rischio. I Vigili del Fuoco eccellenza italiana” | Intervista esclusiva al prefetto Laura Lega

Laura Lega, prefetto e a capo del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, nei giorni scorsi ha incontrato il direttore dell’Osservatorio Riparte l’Italia Giuseppe Caporale per un dialogo a tutto campo sui temi dell’emergenza e della messa in sicurezza del territorio.

Dottoressa Lega, un cronoprogramma potrebbe essere una via per stabilire un elenco di priorità per la messa in sicurezza del territorio?

«Sicuramente, una strategia vincente ritengo passi prioritariamente da una ricognizione esatta del fabbisogno nazionale in ordine agli interventi strutturali necessari, in un’ottica di messa in sicurezza preventiva del territorio, e non già intervenendo solamente ex post ad emergenza avvenuta con costi notevolissimi sia in termini di vite umane che di risorse finanziarie, sociali ed ambientali. Si può quindi immaginare una scaletta di interventi, spalmata sul medio-lungo termine, ordinata in ragione della loro urgenza. Priorità andrà data alle aree a maggior rischio sismico ed idrogeologico, oggi aggravato da eventi estremi che comportano l’accelerazione dei tempi di ritorno di fenomeni che già conoscevamo e la loro maggiore intensità, ma che non appaiono più governabili con gli strumenti ordinari di gestione in quanto sempre più violenti e ravvicinati nella frequenza».

Quale può essere il ruolo del cittadino rispetto a questi nuovi fenomeni?

«Credo che la sicurezza, in generale e in particolare dei territori, è obbiettivo che non si raggiunge individualmente. Le Istituzioni hanno ovviamente un ruolo primario: tuttavia, non possiamo oggi prescindere da un lavoro di squadra che coinvolga direttamente il cittadino. Tutti gli attori istituzionali e non, dalle imprese ai singoli devono giocare un ruolo attivo. L’attuale grado di conoscenza dei fenomeni ci consente di “informare” e anche di “formare” il cittadino ad una responsabilità nuova».

«Ognuno di noi deve conoscere ed essere consapevole dei rischi del proprio territorio e di quello in cui si reca per lavoro o per vacanza, e sapere quali sono le iniziative per mantenere in sicurezza il territorio, sia le aree urbane come le aree rurali. Consapevolezza significa anche responsabilità. Non si tratta solo di informare il cittadino nell’ottica della sua tutela, ma anche di chiamarlo a condividere le politiche di sicurezza del territorio. Pensiamo agli incendi estivi: di là dagli eventi dolosi, di assoluta gravità per il danno che producono nell’ambiente e per i rischi cui sottopongono le popolazioni, alcuni episodi sono legati all’incuria e alla disattenzione, alla sostanziale sottovalutazione dei rischi».

«Sul punto, come Dipartimento, già dall’anno scorso, abbiamo avviato una campagna informativa capillare, condivisa nel 2022 con i Comuni e con l’ANCI che ringrazio, realizzando un opuscolo chiaro e semplice lettura per informare il cittadino su ciò che si deve e ciò che non si deve fare per evitare gli incendi. Quest’anno dal 18 giugno ho voluto aggiungere una campagna comunicativa sulle reti televisive e sui social realizzata con Dipartimento per l’Editoria per spingere sull’acceleratore dell’informazione allo scopo di ridurre il rischio incendi».

Che ruolo possono avere gli amministratori locali in questa battaglia?

«I Sindaci, in ragione della loro prossimità, svolgono certamente un ruolo strategico. Hanno la conoscenza di dettaglio delle proprie aree e dei rischi. A tal proposito, il nostro Dipartimento dà la massima disponibilità ad accompagnare i Sindaci, specie dei Comuni più piccoli, nell’aggiornamento dei piani di protezione civile comunale, rispetto ai rischi in evoluzione. Eventi quali quelli accaduti in Emilia-Romagna, e prima nelle Marche o a Casamicciola, evidenziano come alcuni fenomeni, divenuti emergenziali, erano sconosciuti o non pienamente valutati».

«Questo vuol dire che i piani di protezione civile comunale devono essere costantemente aggiornati; di qui l’ausilio del Corpo nazionale per l’aggiornamento. Occorre, in parallelo, operare con massima attenzione nella pianificazione urbanistica affinché tenga conto dei rischi del territorio (ad es., non si devono costruire ospedali o scuole accanto a fiumi che possono esondare). Per queste ragioni, i Sindaci sono gli attori principali della sicurezza del territorio e possono offrire un contributo fondamentale».

I Vigili del Fuoco sono stati protagonisti nelle iniziative di soccorso in Emilia-Romagna. Quali sono stati i momenti più complessi e i principali ricordi?

«Non posso non sottolineare come il Corpo nazionale sia un’eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale, come s’è visto in occasione del sisma in Turchia, dove siamo andati con i nostri team USAR e ci è stato affidato dall’ONU il coordinamento internazionale degli altri team USAR. Questo è il riconoscimento di un valore professionale oggettivo. La professionalità è stata costruita con un lavoro di decenni, provvedendo alla formazione e all’addestramento dei nostri uomini, utilizzando le più avanzate tecnologie, dai droni, al satellite, all’intelligenza artificiale».

«In Emilia-Romagna, il Corpo nazionale è tuttora presente in modo significativo accanto alle comunità ed alle imprese per la gestione di questa fase dell’emergenza ed abbiamo complessivamente impiegato, oltre 5.000 uomini da tutta Italia, a riprova che si tratta di una macchina capace di muoversi da e su tutto il territorio nazionale, dove vi sono emergenze. L’esperienza, estremamente impegnativa, ha messo a dura a prova i nostri operatori, peraltro, ampiamente esperti e testati nella gestione delle emergenze frequenti nel nostro Paese. Ho avuto modo di verificare direttamente sul posto già nell’immediatezza dei fatti ed anche nei giorni successivi sia a Bologna, che a Ravenna ed a Forlì, l’impegno straordinario dei nostri uomini, degli specialisti come gli elisoccorritori o i sommozzatori».

«L’emotività non ha significato non fare, bloccarsi. Piuttosto, ha voluto dire essere lucidi, razionali e al tempo stesso essere empaticamente compartecipi delle difficoltà e dei rischi della popolazione e delle persone che sono state salvate. Ciò significa peraltro far tesoro di un bagaglio di emozioni, vissute in quelle ore, giorni e notti, nel salvare le persone ed essere utili agli altri. Ciò fa sì, e gli ultimi dati EURISPES ce lo confermano, che i Vigili del fuoco siano in vetta alla fiducia degli italiani. Chiunque di noi sa che, se si trova in difficoltà, i nostri ragazzi accorrono in salvo».

Come si innova e cosa significa innovare il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco?

«Significa correre e non fermarsi mai, perché i rischi e le sfide aumentano. Penso all’accelerazione dei fenomeni che stiamo vivendo, che richiede un maggior dispendio di uomini e mezzi. Dobbiamo, è questo è un tema di democrazia, assicurare a tutti ed ovunque una capacità di intervento in caso di emergenza. Per questo stiamo spingendo sulle assunzioni per rafforzare efficacemente la nostra squadra ed essere in grado, in ogni angolo della Repubblica, di assicurare il dispositivo di soccorso».

«Significa, inoltre, dotarsi di tecnologie – penso alla robotica – che consentono di fare cose che prima non era possibile fare. Innovare significa oggi concentrarsi per ricercare tutte le soluzioni possibili alle sfide che oggi abbiamo di fronte. Oltre alle calamità naturali, ricordiamoci che oggi stiamo vivendo una transizione ecologica ed energetica, con l’ingresso di nuovi vettori energetici, come l’idrogeno o l’elettrico, che comportano nuove sfide e nuovi rischi potenziali. È una corsa senza fine, ma noi ci siamo».

Siete un’eccellenza anche nella gestione dei fondi del PNRR, nella gestione della transizione e dei soldi per la transizione.

«Sì, abbiamo voluto essere presenti anche nel PNRR. Non si tratta solo di un segnale di modernità in astratto, perché abbiamo ritenuto che un Corpo vocato alla sicurezza, alla safety e alla cura dell’ambiente non potesse non partecipare concretamente al processo di decarbonizzazione. Quindi siamo nel PNRR con un progetto da 424 milioni, nella missione 2 della carbonizzazione, che prevede l’acquisto di oltre 3.800 mezzi green destinati a sostituire, anche se non integralmente, il nostro parco mezzi. Ci stiamo impegnando su questo progetto e siamo perfettamente in linea con i tempi e con le milestone. Vogliamo un Corpo moderno e attrezzato nel migliore dei modi».

Nella gestione dei disastri, quanto è complesso il coordinamento tra territorio e le forze nazionali? Come ci si riesce?

«Il coordinamento nelle prime 48 ore dall’inizio dell’emergenza compete ai Prefetti, come previsto dal Codice della protezione civile. Il coordinamento più globale, che vede intersecarsi una linea verticale con una orizzontale, viene esercitato anche da noi nell’ambito del sistema di protezione civile, il quale funziona molto bene ed è stato testato ormai da decenni e la cui guida è naturalmente assicurata dal Dipartimento di protezione civile. Ovviamente, accanto a noi c’è lo straordinario mondo del volontariato e tutti gli altri attori del territorio, come le Regioni e i Comuni. Un sistema ampio, inclusivo e plurale».

Ci sono dei parametri e degli obbiettivi che volete raggiungere tramite le assunzioni?

«Sì, il sogno è quello di poter avere un presidio di Vigili del fuoco in ogni paesino. L’obbiettivo è di là da venire, dato che gli attuali 40.000 uomini non consentono di raggiungerlo. Ma è anche vero che il sistema non si deve reggere solo sulla presenza dei Vigili del fuoco, ma anche sul presidio che i Comuni possono assicurare con i distaccamenti volontari e con la componente di protezione civile territoriale».

«Abbiamo avviato poi già dallo scorso anno il progetto dei “Presidi Rurali” di cui ne abbiamo già avviati 10 a partire dalle regioni del Sud più colpite dagli incendi boschivi nelle ultime estati ed arriveremo in tre anni all’avvio di oltre 30 presidi in tutte le regioni. È un’iniziativa che punta ad assicurare una presenza accanto alle aree boschive (che costituiscono risorse inestimabili del nostro patrimonio) ed ai grandi parchi naturali oggi ad alto rischio di incendio. Stiamo lavorando, quindi, per assicurare una capillarità e una prossimità sempre maggiore sul territorio, su tutto il territorio, specie di fronte ai fenomeni di cambiamento climatico».

Il grande rischio del Paese è quello della desertificazione. Le continue scosse e i continui smottamenti potrebbero portare a fuggire dalle aree meno attrezzate. La presenza dello Stato è importante.

«È così. Io penso che la capillarità dello Stato, che a volte può apparire ridondante, sia in realtà una ricchezza. Dobbiamo immaginare che ci sono servizi di prossimità che dobbiamo garantire su tutto il territorio, compresi le aree interne, i paesini più piccoli e le Isole. Penso ancora alle aree poco antropizzate, vicino ai parchi naturali. Il rischio altrimenti è quello di una fuga, di un allontanamento da queste aree verso aree urbane che diventano megalopoli. La presenza dello Stato è anche un presidio di legalità: la legalità si garantisce dimostrando che le Istituzioni sono vicine al territorio».

Un’ultima domanda. Cosa hai portato della tua esperienza da prefetto in questa esperienza da Capo del Dipartimento della Protezione civile?

«Mi sono in effetti chiesta, alle volte, se l’approccio a certi temi sarebbe stato lo stesso se non avessi fatto l’esperienza del territorio, di territori anche diversi tra loro. Credo che l’essere stata sul territorio, a gestire situazioni problematiche, mi abbia condotto ad un grado di conoscenza di problemi veri che inevitabilmente ho portato con me nella regia, cui oggi sono chiamata, di un Dipartimento complesso e ampio. Occorre essere strabici guardando il centro e insieme il territorio. Quest’ultimo ti dà sempre una misura del reale, del bisogno immediato del cittadino che, alle volte, il centro ti fa perdere. Il centro, benché doni una visione di sistema, integrale, ha una distanza che non consente di percepire il bisogno di risposta immediata, che invece l’esperienza del territorio ti dà».

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