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L’economia tedesca è il grande malato che zavorra il nostro Pil | L’analisi di Mario Deaglio

«Cosa sta succedendo a Berlino?». A interrogarsi e analizzare la crisi dell’economia tedesca è Mario Deaglio sulla Stampa, parlando di «grande malato che zavorra il nostro pil». «Delle quattro grandi economie europee – Germania, Francia, Italia e Spagna – dalle quali deriva circa il 70 percento della produzione dell’Ue, la maggiore, e cioè proprio quella tedesca, è l’unica a far prevedere una crescita negativa nel 2023 (-0,4 per certo) mentre le altre tre mostrano risultati nettamente migliori, anche se non brillanti e con qualche correzione al ribasso».

Dopo aver passato brevemente in rassegna i principali problemi, l’economista aggiunge: «Naturalmente non possiamo guardare a questa malattia tedesca con indifferenza e neppure con maligna soddisfazione: la scintilla che ha fatto correre negli ultimi decenni l’economia del Nord-Est – e non solo – è stata precisamente la domanda tedesca. I prodotti meccanico-automobilistici tedeschi hanno al loro interno una percentuale notevole di componenti fabbricate in Italia; siamo stati indirettamente favoriti dalla crescita tedesca, quali contraccolpi ci aspettano ora? Nel complesso» sottolinea Deaglio «i contraccolpi non possono che essere negativi, ma, per fortuna, non dovrebbe esserci una correlazione troppo stretta tra andamenti industriali tedeschi e italiani. Il costo della distanza Germania-Cina è, infatti, fortemente aumentato a causa della guerra ucraina».

«Questo significa che la competitività di componenti meccaniche prodotte in Italia ha guadagnato qualche punto rispetto a componenti prodotte in Cina e anche nel resto dell’Asia: nel generale ritorno a casa delle imprese industriali, quelle italiane scoprono aree di competitività all’interno non solo, e forse non tanto, nella casa Italia ma nella casa Europa. Non dimentichiamo i progressi delle medie imprese italiane, a cominciare dal settore agro-alimentare e da quello farmaceutico, con fortissimi aumenti delle esportazioni. Insomma, qualche antidoto alla debolezza tedesca per fortuna ce l’abbiamo. Questi vantaggi naturali sono sperabilmente sufficienti a galleggiare ma non a crescere. La crescita» conclude «richiede una politica industriale della quale, per ora, si intravedono soprattutto slogan. Speriamo che, meglio prima che poi, dietro agli slogan spuntino le strategie».

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