Sul Corriere della Sera Danilo Taino commenta la “fila alla porta” che si è formata davanti alla porta del leader cinese Xi Jinping.
“Dal punto di vista del visitatore, ognuno ha i suoi obiettivi.
Più interessante è il punto di vista del leader cinese.
«In questo momento – ha detto Xi a Putin – ci sono cambiamenti del tipo che non abbiamo visto per cento anni; e noi siamo coloro che, assieme, guidano questi cambiamenti».
Nella sua lettura di quanto sta accadendo, il mondo governato per lo più secondo regole di libertà, diritti umani, mercati liberi e certezza del diritto, ciò che egli chiama egemonia dell’Occidente, vive un declino terminale.
Sarà sostituito, è la sua intenzione, da un’egemonia fondata sui valori cinesi: nessuna libertà civile o economica; rapporti tra Paesi fondati sui muscoli, che possono essere di business, diplomatici o militari ma in ogni caso mai paritari; acquisizione con ogni mezzo di risorse e materie prime là dove ci sono.
La teoria ci farebbe dire che l’analisi di Xi è sbagliata, che i valori occidentali sono ambiti dalle popolazioni.
E che i suoi obiettivi sono un’illusione.
In questo momento, però, la realtà rischia di fare vacillare questa teoria.
C’è chi ha messo in chiaro che Pechino non può pensare di ribaltare l’ordine internazionale senza opposizioni, come Von der Leyen e Baerbock.
Altri, come Lula, i sauditi, gli iraniani e i talebani, sono invece contenti di trovare un forte punto di riferimento nella Cina.
Ma Macron?
Com’è possibile che il presidente francese non abbia, nei colloqui con Xi, tenuto presente le idee e gli obiettivi eversivi degli equilibri globali che il leader cinese ha illustrato più volte?
Secondo Taino “Macron ha mostrato che, per quanto forte dei suoi valori e dei suoi sistemi, l’Occidente, del quale la Francia è un cuore insostituibile, può sbandare pericolosamente”.








