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Le tre direttrici indicate dal nuovo presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: “Dialogo, identità e unità” | Lo scenario

Dialogo, identità e unità.

Con proposte a costo zero da presentare al governo, a cui si chiedono regole certe, sostegno alla competitività delle imprese e investimenti sull’energia nucleare.

Emanuele Orsini, dopo essere stato eletto dall’assemblea privata come nuovo presidente di Confindustria (con il 93% dei consensi), lancia le parole chiave per il suo mandato alla guida degli industriali italiani.

“Le tre parole chiave sono dialogo, identità e unità.

Abbiamo bisogno che la sede di Roma sia sempre più vicina a quelle territoriali.

Siamo 151mila imprenditori, rappresentiamo oltre 5 milioni di persone, la sfida più grande è far sentire parte del progetto anche l’ultimo associato.

Dopo la campagna elettorale un po’ accesa ribadiamo l’unita, sono molto contento del voto di oggi, ha dimostrato che il nostro sistema capace di ricompattarsi velocemente”, spiega Orsini subito dopo l’elezione.

Emiliano di Sassuolo, classe 1973, Orsini è amministratore delegato di Sistem Costruzioni Srl e di Tino Prosciutti SpA.

In Confindustria è già stato vicepresidente – con la delega sui temi del credito, della finanza e del fisco – nella squadra dell’ex presidente Carlo Bonomi.

In precedenza è stato presidente di Assolegno e di FederlegnoArredo.

In materia di energia Orsini è chiaro: “Serve sostenere il nucleare, non solo in campagna elettorale, che sia a tecnologia pulita ovviamente.

Con una salvaguardia ed una rete nazionale, perché è un interesse strategico.

Dobbiamo capire le dimensioni: se fare delle micro centrali da 100 GW o da 400 GW come in Germania.

Vogliamo arrivare con un progetto a Palazzo Chigi, cui chiederemo un confronto a breve per portare le nostre proposte”.

Capitolo conti pubblici.

“Sappiamo tutti che la legge di bilancio di quest’anno sarà una manovra complicata, però credo che mettendo gli attori più importanti del Paese attorno a un tavolo si possano costruire percorsi virtuosi e dare spinta all’economia”.

Orsini specifica: “Cercheremo di presentare delle proposte a costo zero, o che siano considerate degli investimenti per il Paese”.

In materia fiscale Orsini rilancia sul taglio del cuneo, adottato in via provvisoria dal governo a partire da maggio 2023 per i redditi fino a 35mila euro.

“Parlare oggi di riduzione del cuneo fiscale credo sia un atto di responsabilità.

È una scelta di quelle che sosterremo”.

Finora Confindustria aveva chiesto che il taglio diventi strutturale.

Nel giorno del via libera della Camera al Dl Superbonus, il presidente di Confindustria ribadisce: “Serve la certezza del diritto.

L’unica cosa che vuole sapere un imprenditore è quali sono le regole del gioco”.

Orsini argomenta la sua posizione: “Ho sostenuto a suo tempo il bonus 110%, ora sono d’accordo venga chiuso, perché ha usato tante risorse.

Ma non possiamo pensare che dall’oggi al domani si possa dire stop, consentiamo almeno a chi ha avviato i lavori di concludere”.

Poi una posizione sul lavoro, che potrebbe accendere la discussione con le parti sociali.

La Cgil ha lanciato una raccolta firme per un referendum che chiede l’abolizione del jobs act.

Orsini, senza nominarlo, incalza: “In un momento in cui i lavoratori giovani selezionano le imprese dove lavorare, parlare di jobs act mi sembra una pazzia”.

Interpellato rispetto a quale rapporto intende impostare con i sindacati, Orsini replica: “Penso ci debba essere un dialogo costruttivo.

Però, tornando al jobs act, in un momento come questo in cui le persone scelgono dove andare non sia un tema ma una chiave politica, non un’esigenza del momento”.

Tra i comparti industriali chiamati ad un’ampia transizione nei prossimi anni c’è il settore automobilistico, che in Italia vede Stellantis come unico produttore.

Orsini sottolinea: “Mi auguro che Stellantis mantenga la promessa del milione di auto da produrre in Italia ogni anno, pur tenendo il tema dei costi che sarà importante.

Credo anche che i finanziamenti governativi ad auto che vengono fuori dell’Europa non sia corretto, siamo in Ue finanziamo quelle prodotte qui”.

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