Sulla Stampa Federico Geremicca si sofferma sulle due maggiori responsabilità di Elly Schlein per la sconfitta del centrosinistra nelle elezioni regionali delle Marche.
La prima – scrive – consiste nel non aver compiuto una scelta sempre più necessaria e nell’aver cullato oltre misura il sogno nel quale nemmeno gli attori protagonisti hanno mai creduto: il cosiddetto campo largo.
Quell’ipotetico progetto, infatti, è da tempo oggetto di ironie e scetticismi nel quale lo hanno precipitato proprio le liti continue degli ipotetici protagonisti.
È per questo che “testardamente unitaria” non può essere considerata una linea politica attendibile (al di là della significativa sconfitta nelle Marche).
La seconda, a nostro avviso, sta nel non aver esercitato la leadership conquistata: mai un paletto, uno sbarramento o un no.
Unitaria e comprensiva con tutti, da Conte a Renzi.
Comprensiva, al di là delle promesse, perfino con De Luca.
Sotto la sua direzione il Pd è naturalmente cambiato, e non poco.
Era il “partito di Mattarella”, oggi lo è un po’ di meno.
Appare anche un po’ meno europeista, su molte e diverse questioni.
Non è detto sia un male: a condizione, però, che si spieghi il perché.
Ma ora si prepara il voto in altre cinque regioni e poi ci si avvierà verso le elezioni politiche generali.
Il centrosinistra avrà un evidente problema: come condurre quella campagna elettorale.
L’ultima, infatti, fu un disastro: tattico e strategico.
Fu profetizzata, in caso di vittoria della destra, un’Italia “fascista”, in fuga dall’Europa e con capitali e agenzie di rating che avrebbero abbandonato di corsa il nostro Paese.
Per ragioni diverse, nulla di tutto ciò è accaduto.
C’è tempo, è vero: ma tre anni sono già volati.
Continuare a sperare che il tempo raffreddi i rancori e risolva le cose sarebbe un suicidio.
Chiedere a Enrico Letta per maggiori informazioni.








