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Le preoccupazioni del governo sulle concessioni idroelettriche | L’analisi di Giovanni Pons

“La prospettiva di una completa liberalizzazione delle concessioni idroelettriche preoccupa sia il governo che diverse giunte regionali”.

Lo scrive Giovanni Pons in una sua analisi su Repubblica.

“Da una parte l’esecutivo teme che grandi gruppi energetici esteri, come quelli tedeschi per esempio, ma non solo, si stiano già preparando a scendere in Italia mettendo le mani su una fonte energetica pulita di importanza strategica nel mix energetico nazionale”.

“Dall’altra le regioni sono chiamate a fare le gare su una normativa, come quella del 2018, che ha sanato la procedura di infrazione europea aperta nel 2011, ma che non consente agli attuali concessionari sufficienti garanzie di continuità.

Il tutto in un quadro europeo dove l‘Italia, secondo una relazione del Copasir del gennaio 2022, «è l’unico Paese ad aver avviato un processo di riassegnazione delle concessioni attraverso procedure competitive aperte in assenza di reciprocità con gli altri Stati».

La Lombardia è una delle regioni più interessate da questo processo avendo sul suo territorio bacini idrici molto importanti in Valtellina, Valchiavenna, Val Camonica, e 21 concessioni già scadute su 73 complessive.

Nel rispetto della legge a fine 2023 ha cominciato ad avviare le gare per due grandi derivazioni, una nel Comune di Resio in Val Camonica, da 4 MW e gestita da A2a, e una da 19MW, la Codera-Ratti-Dongo in concessione a Edison.

Sono così scattati 120 giorni di tempo per pubblicare i bandi ma intanto i concessionari stanno già pensando a dei ricorsi amministrativi per tutelare i valori di indennizzo per le opere bagnate (dighe, condotte forzate, canali di scarico) e le opere asciutte (turbine, macchinari e altri beni materiali legati all’impianto).

Tuttavia una strada alternativa ci sarebbe ed è quella messa a punto dal ministero dell’Ambiente con un forte contributo della stessa Lombardia e che prevede di far approvare in sede europea un’integrazione alla legge del 2018 che inserisce una “quarta opzione” rispetto alle tre modalità già previste per le gare.

E cioè quella di consentire alle regioni di aprire una trattativa diretta con il concessionario uscente per definire un rinnovo in base a investimenti da fare e benefici al territorio arrivando a un prezzo di mercato.

Sanando anche tutti i contenziosi aperti.

«È una soluzione che trova un ampio consenso – spiega Massimo Sertori, assessore all’Energia della giunta Fontana, l’uomo che sta avviando le gare in Lombardia non è una proroga ma solo un’implementazione non stravolgente della legge esistente, compatibile con la norma comunitaria e che si discosta di poco dagli impegni presi con il Pnrr».

Il ministro Pichetto Fratin ha cercato di inserire la “quarta opzione” nel decreto Energia di novembre scorso ma è stato stoppato dal ministro Raffaele Fitto perché questi temeva che potesse bloccare l’erogazione dei soldi del Pnrr.

Il Ddl Concorrenza contenente le gare per l’idroelettrico era stato infatti inserito dal governo Draghi tra gli obbiettivi per ottenere i 200 miliardi dall’Europa e ora bisogna fare i conti con Bruxelles.

«Non posso pensare che questa integrazione possa incontrare ostacoli in Europa se presentata nella dovuta maniera – aggiunge Sertori – ma occorre comunque la volontà del governo di inserirla tra le priorità».

La partita è dunque in mano a Fitto (e al Milleproroghe che rinvierebbe di un anno la scadenza per far partire le gare) ma se entro qualche mese non riuscirà a ottenere il via libera alla “quarta opzione” le regioni saranno costrette a procedere con le gare.

Con il rischio che fiocchino i ricorsi da parte dei concessionari e che per questa via si blocchi tutto per anni.

Stoppando anche gli investimenti che sono fondamentali per rinnovare il parco idroelettrico italiano” conclude Pons.

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