Negli ultimi 3 anni e mezzo il clima sociale ha fatto segnare alti e bassi, conseguenza delle cosiddette “poli-crisi” (covid, inflazione, conflitto in Ucraina, crisi energetica). Questo “ottovolante” della fiducia ha fatto registrare tra la fine di luglio e la fine di settembre un aumento ben 7 punti dei pessimisti sul futuro del Paese che ora prevalgono nettamente sugli ottimisti (38% a 23%, mentre il 39% non si attende significativi cambiamenti nei prossimi mesi). Le preoccupazioni degli italiani riguardano innanzitutto l’occupazione (51%) (dato sorprendente tenuto conto che la disoccupazione è ai valori minimi da 15 anni a questa parte) e l’inflazione (36%).
E’ l’analisi di Nando Pagnoncelli, riportata dal magazine digitale Inpiù.net
A seguire l’immigrazione (30%) in significativa crescita rispetto alla primavera scorsa quando si attestava al 17% (anche se sono lontani i tempi in cui raggiungeva il 48% quando il tema era al centro del dibattito politico e mediatico). Va osservato che sommando le risposte sparse riguardanti l’assistenza sociale, le disuguaglianze, la povertà, la casa, gli anziani, la situazione dei giovani, ecc. la domanda di “protezione sociale” viene indicata come priorità per il Paese dal 50% mentre nell’ottobre del 2021, quando il clima era assai diverso grazie al ritorno alla normalità dopo la massiccia campagna vaccinale, alla crescita del PIL, ecc., solo il 20% la considerava importante.
Solitamente il peggioramento del clima sociale si ripercuote sulle opinioni riguardanti chi ha la guida del Paese. L’aggiornamento mensile dello scenario politico pubblicato dal Corriere, al contrario, mostra una sostanziale stabilità dei giudizi riguardanti l’esecutivo e la premier: le opinioni sono polarizzate, prevalgono di poco i giudizi negativi (47% per il governo e 46% per Giorgia Meloni) su quelli positivi (rispettivamente 42% e 44%) che, peraltro, continuano ad essere espressi da una quota di cittadini assai superiore a quella degli elettori dei partiti della maggioranza (26,7% degli elettori, comprendendo anche coloro che hanno disertato le urne).
Prevale l’insoddisfazione per i singoli temi “caldi”, dal controllo dell’inflazione all’immigrazione, eppure la fiducia nel governo non crolla e gli orientamenti di voto continuano a premiare le forze del centrodestra, sia pure con qualche oscillazione dei singoli partiti della maggioranza. Come si spiega tutto ciò, tenuto conto della volatilità delle opinioni e della mobilità elettorale dell’ultimo decennio? Tra le possibili spiegazioni quella più convincente riguarda l’assenza di un’alternativa: l’opposizione è divisa e per il momento non è in grado di elaborare una proposta convincente che nessuno pretende possa essere omnicomprensiva, ma quanto meno sia focalizzata su tre-quattro temi “forti”, in grado di alimentare aspettative e di catalizzare consenso, attingendo al bacino contendibile rappresentato dagli astensionisti che oggi sono poco più di 2 elettori su 5.
E il PNRR, alla cui stesura hanno contribuito soprattutto i principali partiti di opposizione, potrebbe rappresentare una straordinaria agenda politica.








