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I commenti su Valdimir Putin del presidente americano Joe Biden “hanno reso una situazione difficile e pericolosa più ancora difficile e pericolosa” e non sono coerenti con gli obiettivi del momento, “terminare la guerra a condizioni che l’Ucraina può accettare e scoraggiare qualsiasi escalation da parte di Putin”.
Lo ha detto l’ex alto diplomatico Usa e analista Richard N.Haas, presidente del Council of Foreign Relatins dal 2003 e in passato ambasciatore, coordinatore per il futuro dell’Afghanistan, inviato speciale per l’Irlanda del Nord ai tempi del processo di pace e consigliere del Segretario di Stato Colin Powell.
“Come è stato detto – ha osservato in un’intervista al Washington Post – si può andare in guerra solo con l’esercito che si ha. Non meno vero è che si può finire una guerra solo con l’avversario che si ha. Che la Russia di Putin abbia agito in modo criminale non altera questa verità. Il cambio di regime può essere una speranza, ma non può costituire la base della nostra strategia”.
E, ha aggiunto, i commenti del presidente hanno reso la situazione più difficile e pericolosa. Questo è ovvio. Meno ovvio è come limitare il danno, ma suggerisco che i suoi aiutanti raggiungano le loro controparti e chiariscano che gli Usa sono pronti a trattare con questo governo russo”.
“Ci dovrebbero essere due priorità in questo momento – aveva premesso Haass – terminare la guerra a condizioni che l’Ucraina può accettare, e scoraggiare qualsiasi escalation da parte di Putin. E questo commento non è coerente con entrambi questi obiettivi”.
Macron: “non avrei usato le parole di Biden”
Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che “non utilizzerebbe” nei confronti di Vladimir Putin la definizione di “macellaio”, usato per il presidente russo da quello americano Joe Biden. Macron ha aggiunto che non bisogna alimentare “una escalation né di parole né di azioni” in merito alla guerra in Ucraina. Il presidente francese ha fatto sapere che “domani o dopodomani” parlerà al telefono con Putin per organizzare un’operazione di evacuazione di civili dalla città di Mariupol.
L’autoironia del presidente USA
“I’m a gaffe machine”, sono una macchina che macina gaffe. Joe Biden, con una certa dose di autoironia, già anni fa ammetteva la sua involontaria propensione a lasciarsi prendere la mano. A lasciarsi andare, spesso goffamente e in maniera impacciata, a frasi sconvenienti e poco opportune. Ma stavolta con le sue parole su Vladimir Putin – prima definito un macellaio e poi un tiranno con le ore contate – sembra davvero essere andato oltre. Uno scivolone che per le sue implicazioni non ha eguali tra i clamorosi precedenti del passato. E di questi ce ne sono tanti, molti dovuti all’irrefrenabile passione di Biden per la battuta a tutti i costi.
La battuta su Obama
Come quando, lanciando la sua campagna presidenziale del 2008, descrisse il giovane senatore Barack Obama come “il primo afroamericano in politica eloquente, brillante, pulito e di bell’aspetto”. Battuta che costò a Biden anche qualche critica di strisciante razzismo. Come quando, citando due popolari catene alimentari statunitensi, affermò che “è ormai impossibile andare ad un 7-Eleven o un Dunkin’ Donuts se non si ha un leggero accento indiano”.
Con il paraplegico
Era invece già vicepresidente quando fece davvero infuriare Obama con la sua fuga in avanti sulle nozze gay, annunciando il suo sostegno alla loro legalizzazione e bruciando così il presidente. Col quale non sempre il ticket alla Casa Bianca fu rose e fiori: come nel 2010 testimoniò un microfono galeotto catturando un’imprecazione di Joe rivolta all’amico Barack mentre firmava la storica riforma sanitaria dell’Obamacare. Gli americani poi non possono dimenticare quando Biden, sempre durante la campagna presidenziale del 2008, in un comizio in Missouri si rivolse con grande enfasi e trasporto a un senatore locale ripetendo più volte: “Dai alzati Chuck! Fatti vedere, goditi i meritati applausi. Alzati!”. Peccato che Chuck Graham fosse paraplegico.
Theresa May per la Margaret Tatcher
Per non parlare dell’ex premier irlandese Brian Cowen, che nel giorno di San Patrizio del 2010 sentì dire da Biden: “Sua madre ha vissuto per 10 anni a Long Island, che riposi in pace…”. Di fronte allo stupore generale e a qualche risata si rivolse quindi a un Cowen allibito: “Ah… è tuo padre che è morto, tua madre è ancora viva”. Una delle ultime gaffe risale al 2019, durante una riunione di raccolta fondi: “Margaret Tatcher – disse con tono grave – è seriamente preoccupata per gli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump”, scambiando l’allora premier britannica Theresa May con la Lady di ferro morta nel 2013.








