Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera descrive quelle che definisce “le minacce alle nostre democrazie”: “La violazione dello spazio aereo polacco – sottolinea – è un fatto grave, peraltro il primo in cui aerei Nato hanno reagito abbattendo quattro droni russi. Il governo cinese non ha preso posizione. Sappiamo che la Cina fornisce almeno il 60% della tecnologia che serve ai droni russi. E che proprio il sostegno di Pechino consente a Putin di bombardare l’Ucraina, resistere alle pressioni americane e testare la capacità di risposta dell’Europa.
La minaccia dei droni spaventa per il suo potenziale distruttivo. Ma è solo la punta dell’iceberg di un confronto planetario che oppone le democrazie liberali ai regimi autoritari. Il fatto nuovo è che questi ultimi si stanno trasformando in un “blocco” sempre più organizzato.
La più importante istituzione collettiva del blocco autoritario si chiama Shanghai Cooperation Organization (Sco), nata nel 2001 e composta da dieci Paesi dell’Asia centrale (fra gli altri India, Pakistan e Iran), più una quindicina di osservatori (fra cui i Paesi del Golfo, l’Egitto e la Turchia). La guida è di fatto esercitata da Pechino e Mosca.
Lo spirito di Shanghai è una ideologia che mette al primo posto tre obiettivi: la stabilità politica dei Paesi partecipanti, il riconoscimento delle caratteristiche distintive di ciascuna “civiltà” e la difesa dei valori tradizionali. Apparentemente innocui, questi obiettivi si accompagnano al vincolo della reciproca “non interferenza”, anche in caso di violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.
I principi fondativi della Sco forniscono uno scudo protettivo per i Paesi membri contro il modello occidentale e al tempo stesso un prezioso strumento per attirare i Paesi in via di sviluppo. Come hanno anche visivamente mostrato il vertice di Tianjin e le successive celebrazioni di Pechino (con tanto di parata militare) lo spirito di Shanghai ha ormai ambizioni globali, volte a conquistare la maggioranza (di popolazione e di Stati) del pianeta.
Di fronte a questa offensiva, le democrazie liberali devono alzare il livello di guardia. E soprattutto – conclude – ampliare il raggio della loro cooperazione sul fronte della sicurezza: per quanto essenziale, la difesa militare non basta”.








