La Cina sta valutando investimenti nei gruppi russi dell’energia e delle materie prime, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Nelle mire di Pechino, riferiscono fonti a Bloomberg, ci sarebbero investimenti in colossi del calibro del gigante del gas Gazprom e del produttore di alluminio Rusal. Il governo cinese avrebbe avviato colloqui attraverso i suoi grandi gruppi statali, tra cui il colosso degli idrocarburi China National Petroleum Corporation (Cnpc), China Petrochemical, Aluminum of China e China Minmetals per potenziali investimenti nelle aziende russe o nei loro asset.
Qualsiasi accordo servirebbe a sostenere le importazioni della Cina – che in questa fase punta ad aumentare la propria sicurezza energetica e alimentare – e non sarebbe da interpretare come un sostegno alla Russia per l’invasione dell’Ucraina. Le discussioni sono ancora in fase iniziale, anche se altre fonti citano colloqui già iniziati tra le aziende cinesi e le controparti russe. Ufficialmente quindi le operazioni punterebbero alla sicurezza energetica cinese. Certo è, notano alcuni analisti, che non c’è migliore occasione di fare shopping a prezzi scontati.
LA CINA FA SHOPPING A SCONTO
Basti pensare che la Borsa di Mosca è chiusa dal 25 febbraio scorso. Non accadeva dalla rivoluzione del 1917, da quando i bolscevichi dell’Armata Rossa presero il potere. Un fatto senza precedenti. Gli analisti spiegano che se dovessero riaprire, i listini russi crollerebbero azzerando il valore di gruppi come Gazprom e Sberbank, con perdite enormi per gli investitori, agevolando lo shopping di Pechino.
La guerra della Russia in Ucraina ha aumentato la pressione su Pechino per garantire le importazioni poiché il costo dell’energia, dei metalli e del cibo è salito alle stelle a livelli senza precedenti. Preoccupati per l’impatto che l’aumento dei prezzi avrà sull’economia, i massimi funzionari del governo cinese hanno emesso ordini per dare priorità alla sicurezza dell’approvvigionamento di materie prime.
La Cina ha promesso di continuare le normali relazioni commerciali con la Russia nonostante le sanzioni internazionali e un massiccio esodo delle aziende europee e americane. BP, Shell ed Exxon Mobil hanno colto di sorpresa l’industria energetica, dismettendo asset russi del valore di miliardi di dollari. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha affermato a inizio settimana che i legami Cina-Russia restano “solidi come una roccia”, anche se Pechino ha espresso preoccupazione per le vittime civili e ha chiesto colloqui di pace per porre fine alla guerra.
GLI INVESTIMENTI DI AZIENDE CINESI IN RUSSIA
Tra gli attuali investimenti energetici della Cina in Russia, Cnpc ha una partecipazione del 20% nel progetto Yamal LNG e una del 10% in Arctic LNG 2, mentre anche Cnooc possiede un altro 10% di Arctic. I due paesi avevano rafforzato i legami, il mese scorso quando i due presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin avevano siglato una serie di accordi per aumentare la fornitura russa di gas, petrolio e grano. Gazprom e Rosneft sono stati tra i giganti dell’energia russi che hanno siglato accordi quando i due leader si sono incontrati a Pechino prima delle Olimpiadi invernali.
I RISCHI DEGLI INVESTIMENTI IN RUSSIA
Tuttavia, oggi, qualsiasi investimento in Russia è diventato molto rischioso al di là dell’equilibrio geopolitico che Pechino deve affrontare. La Russia è diventato un mercato desertificato, non investibile per le aziende globali poiché l’economia della nazione si sta deteriorando rapidamente. Le sanzioni hanno cancellato miliardi di dollari dalle attività russe e le obbligazioni sono crollate con l’intensificarsi dei rischi di insolvenza. Lo yuan è salito contro il rublo, sollevando interrogativi sulle relazioni strategiche di entrambi i paesi.
IN 5 ANNI HA RADDOPPIATO ACQUISTI ENERGIA RUSSIA
Un investimento da parte della Cina potrebbe contribuire a consolidare lo sforzo di Mosca per accelerare un cosiddetto “Pivot to Asia” con accordi di fornitura di petrolio e gas. La Cina ha raddoppiato gli acquisti di prodotti energetici russi a quasi 60 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni.
Il gasdotto Power of Siberia ha iniziato a inviare gas in Cina nel 2019 e Gazprom è già in trattative con la Cina su un’altra rotta che potrebbe spedire il gas dai giacimenti che attualmente riforniscono l’Europa. Ma Putin e Xi Jinping a inizio febbraio hanno siglato un altro accordo per un nuovo gasdotto (Power of Siberia 2) che rifornirà la Cina con altri 10 miliardi mc di gas a partire dal 2026.
LO SCHEMA CINESE
Quello cinese tuttavia è uno schema noto. In questi anni, a differenza della Russia, l’espansione di Pechino più che con i carri armati è andata avanti con la finanza. Basti pensare che la Cina a fine 2021, secondo quanto riportato dalla Federal Reserve, aveva oltre 1.000 miliardi di dollari di debito pubblico statunitense (su un totale di 28.430 miliardi), secondo detentore straniero dietro al Giappone a quota 1.300 dollari.
Per rendere l’idea l’Italia è al 32esimo posto tra i possessori di Treasury Usa mentre la Russia non risulta. Di fronte a tutto ciò le intenzioni di Putin di sostituire il cliente europeo con quello cinese potrebbe essere un’arma a doppio taglio e alla fine della guerra in Ucraina il vincitore potrebbe essere Pechino.








