È vero che l’Italia cresce più dell’Europa? L’affermazione è un po’ esagerata, ma qualcosa sta in effetti accadendo. L’affermazione è esagerata perché è basata sul confronto con Francia e Germania, che per diversi motivi sono nel gruppo di coda dell’Europa. Se si confronta l’Italia con il resto d’Europa, fra il 2022 e il 2019 (il 2019 viene preso a riferimento per scavallare il buco del 2020) il Pil dell’Italia è cresciuto cumulativamente del’1%, quello dell’Eurozona del 2,2%, quello della UE a 27 del 2,8.
La distanza è notevole ed è dovuta al fatto che quasi tutti i piccoli paesi dell’area sono cresciuti moltissimo (fino ad un incredibile +34% dell’Irlanda). In più, bisogna considerare che nello stesso periodo la domanda aggregata è stata spinta in Italia da una crescita del debito maggiore che negli altri paesi: +10,6 punti di Pil in Italia contro +7,4 punti nella media dell’eurozona. Però se si guardano i dati più da vicino e si include nel confronto anche il (sorprendente) primo trimestre di quest’anno le distanze si accorciano molto: la crescita fra il 4° trimestre 2019 e il 1° trimestre 2023 sale al 2,4% per l’Italia a fronte di un +2,5% per l’eurozona e +3,1% dell’UE. La distanza è davvero modesta. Rimaniamo sotto, ma di poco.
Naturalmente, una rondine non fa primavera e soprattutto i coefficienti di stagionalità, necessari per confrontare un 1° trimestre con un 4°, possano giocare brutti scherzi. Non rimane che attendere conferma dai dati dei prossimi trimestri. Una storia analoga riguarda le esportazioni. Fra il 2022 e il 2019, le esportazioni sono cresciute del 7,8% in Italia, del 7,4% nell’Eurozona e dell’8,2% nella UE. Dunque, sull’export le distanze si accorciano e addirittura l’Italia fa un po’ meglio dell’Eurozona. Anche in questo caso, Germania e Francia sono nel gruppo di coda.
Se poi si guarda ai dati trimestrali, l’Italia merita la maglia rosa: fra il 4° trimestre 2019 e il 4° trimestre 2022, l’export è cresciuto del 10,7% in Italia, dell’8,8%, nell’eurozona e del 9,7% nella Ue. E qui il debito pubblico c’entra poco. Infine, un indizio positivo, per ora flebile, viene dagli investimenti. Nel 2019 erano al 18,2% del Pil in Italia a fronte di valori sensibilmente più alti (22,0%) nell’eurozona e nella UE. Nel 2022, la distanza si è quasi annullata: 21,5% in Italia, 21,6% nell’eurozona e 21,8 nella UE. Le imprese, in particolare quelle che esportano, sono riuscite ad adattarsi meglio di tanti importanti concorrenti alle condizioni davvero difficili generate dalla pandemia e dallo shock energetico. C’è forse dunque qualcosa di nuovo, ma è presto per dire che il declino è alle spalle.








