“Come devono agire gli europei, e ovviamente anche l’Italia, in questa fase della politica internazionale che allo spettatore comune appare piuttosto impazzita?”.
È la domanda posta sul Messaggero da Paolo Pombeni, secondo il quale il problema più delicato, in questo momento, “è come evitare che le intemperanze di Trump compromettano il rapporto con un paese come gli Usa che ha una posizione nello scacchiere internazionale e che non solo ha una storia passata, ma che avrà una storia futura anche quando il trumpismo non sarà più al potere, o sarà in ogni modo ridimensionato.
Per questo è nell’interesse europeo sottrarsi al gioco del tycoon che ci rappresenta in modo parodistico e recuperare, facendolo crescere, il rapporto con la struttura profonda del sistema e della cultura statunitense.”
“Va fatto uno sforzo” – scrive Pombeni – “per costruire un’immagine, ma soprattutto la realtà di un’Europa che sa misurarsi con le sfide del nostro tempo valorizzando le molteplici capacità di cui dispone, ma al tempo stesso affrontando la sfida dei non pochi e non banali ritardi che la interessano.
Un’Europa capace di fare squadra e sistema per cui diventa conveniente averla come alleata, anzi come una componente partecipe dei nuovi orizzonti da costruire.
Che non sono pochi: si può ironizzare su quel fantasioso ircocervo che è il ‘Board of Peace’ dove si vorrebbe far sedere insieme papa Leone XIV e un dittatore secondario e vassallo come Lucashenko (giusto per non scendere in analisi più raffinate…), ma si deve riconoscere che l’Onu nella struttura attuale manca della capacità di essere uno stabilizzatore.
Funzionava in qualche modo quando due potenze, Usa e Urss erano egemoni e interessate e in grado di gestirlo, oggi con la frammentazione dei decisori importanti (basti pensare al ruolo di Cina ed India, per tacere di altri) il Consiglio di Sicurezza ha perso peso e non si vede come possa riacquisirlo.
L’Europa deve senz’altro mettersi in condizioni di diventare un soggetto in grado di gettare in campo anche un potere di deterrenza militare, così come deve rifinire la sua struttura para confederale basata sui veti reciproci soprattutto nella prospettiva di un non lontano ulteriore allargamento fino a 35 membri.”








