La spinta che si voleva dare alle rinnovabili e agli impianti utility scale (dunque i grandi impianti a terra) con le semplificazioni in Italia non c’è stata.
E questo, come ha rivelato ieri il vicepresidente esecutivo di Erg, Alessandro Garrone, a Key di Rimini, perché ai problemi legati al permitting per chi istalla impianti e genera energia, soprattutto eolica, dal 2023 se ne sono aggiunti altri, come l’aumento dei costi delle tecnologie e le tariffe troppo basse.
“In Italia nelle aste siamo ancora a prezzi attorno a 75-76 euro a megawattora (per l’eolico, ndr) quando il costo di produzione, a seconda della ventosità, varia tra 90 e 100 euro a megawattora”, ha detto Garrone.
All’estero invece non è così.
Gli adeguamenti ai costi ci sono stati.
“Germania, Inghilterra, Irlanda del Nord – ha aggiunto – hanno rivisto le basi di asta, che sono state aggiudicate a valori superiori a 100 euro a megawattora.
La Francia nell’ultima asta ha elevato i prezzi a 86/87 euro a megawattora.
Valori che permetterebbero di sbloccare molti investimenti anche in Italia”.
Il momento “è critico”, ha osservato Garrone, “le aziende che vogliono investire, come Erg, sono ancora finanziariamente forti”, ma, ha aggiunto, “l’incertezza regolatoria che pesa sulle società delle rinnovabili quotate sta determinando una contrazione superiore al 50% delle capitalizzazioni e rendendo più difficile finanziarsi sul mercato”.








