Lavoro povero e declino economico: è questa la fotografia del paese che emerge dal Rapporto annuale presentato dall’Istat.
Nel 2024 – sottolinea su il manifesto Mario Pianta – il Pil è cresciuto dello 0,7%, grazie alla tenuta delle esportazioni, mentre scendono consumi e investimenti.
La produttività per ora lavorata è caduta dell’1,4%, gli investimenti non residenziali sono diminuiti, il volume della produzione industriale è calato del 4%, aggravando la caduta del 2% del 2023.
Le persone che lavorano aumentano di 350 mila, ma per l’80% si tratta di ultra 50enni a cui è stato rinviato il pensionamento; il 40% di chi lavora oggi in Italia ha più di 50 anni.
Il 17% di tutti i lavoratori è part time e tra le donne la quota è del 30%.
Tra i giovani sotto i 34 anni un terzo ha contratti a tempo determinato o part time.
Fin qui l’Istat. Ma se guardiamo al di là dei dati medi nazionali, troviamo situazioni drammatiche.
Se consideriamo le due milioni di posizioni lavorative peggio pagate, troviamo compensi annuali medi sotto i 700 euro, spesso per contratti di poche settimane, pagati se va bene 8 euro l’ora, con lavoratori che passano da un contratto all’altro.
Sono gli effetti della precarizzazione del lavoro, dell’indebolimento del sindacato, dello strapotere delle imprese.
A essere più colpiti sono i giovani – e i giovani laureati più degli altri – le donne, gli immigrati.
Sono questi i risultati di trent’anni di politiche che hanno peggiorato i contratti e le condizioni di lavoro.
È questa l’Italia che vogliamo?
Facciamo fatica a dire – collettivamente – di no. A riconoscere che siamo andati nella direzione sbagliata.
Ma hanno detto di no – individualmente, in silenzio – anche i 150 mila cittadini italiani che sono emigrati all’estero nel 2024.
A loro, e a tutti, dovremmo offrire un lavoro dignitoso, stabile, pagato non la metà dei salari tedeschi.
I referendum dell’8 e 9 giugno sono l’occasione per cancellare alcune di queste politiche sbagliate, politiche che hanno alimentato la sfiducia e aggravato la crisi della democrazia.








