Se l’Europa non fa l’Europa l’Italia deve muoversi da sola. Servono “40-50 miliardi che si possono trovare nei mille e rotti miliardi di spesa pubblica”. In alternativa, uno scostamento di bilancio potrebbe dimostrarsi “inevitabile”.
Lo ha detto alla Stampa il leader di Confindustria, Carlo Bonomi, precisando che non c’è mai stata possibilità che facesse il ministro nel governo di destra: “lo hanno chiesto a Giorgia Meloni in un’intervista. Era la domanda di un giornalista. Tutto lì. Il nuovo governo dovrà prendere decisioni importanti a partire dal giorno uno. L’emergenza attuale non consente di perder tempo. Tecnici o politici vanno bene, purché sappiano cosa fare”.
Dal nuovo governo, il numero uno degli industriali si aspetta “un intervento sull’energia, anzitutto. una questione complessa perché scontiamo decenni di errori e scelte sbagliate. Non ci si salva con la bacchetta magica”.
“L’Europa non sta dimostrando la stessa condivisione di intenti della crisi pandemica. Sono otto mesi che Draghi cerca di cucire a Bruxelles una opzione coordinata. Ma per veti nazionali, l’Europa solidale dell’energia non è ancora nata. Nell’attesa, il governo Draghi ha adottato una serie di provvedimenti nazionali di emergenza e sfruttato le maggiori entrate fiscali dovute al rimbalzo economico.
Ora il rimbalzo è finito. L’economia rallenta. Il prossimo governo, se non potrà contare sulla solidarietà europea per frenare la bolletta energetica, e non avendo entrate fiscali in crescita, dovrà ricorrere ad altre risorse”, ha precisato Bonomi.
La risposta europea “dovrebbe essere il tetto al prezzo del gas e un Next Generation Eu per l’energia come si è deciso per il Covid. Senza, l’Italia sarà a un bivio: salvare industria e famiglie per salvare il Paese oppure finire in una profonda crisi sociale. Se l’Europa non fa il suo dovere – e Draghi ci ha provato, ma ognuno pensa per sé – non resta troppa scelta. Un sistema di imprese trasformatrici come il nostro, senza nucleare e carbone, deve essere difeso.
n questo contesto, lo scostamento finalizzato al solo contenimento dell’emergenza energia diventerebbe inevitabile per sopravvivere”. Col debito che abbiamo è un costo aggiunto a un altro costo. I mercati potrebbero prenderla male.
“Nel caso, si dovrebbe partire da un punto fermo. Il governo non dovrebbe annunciare unilateralmente altro debito, dovrebbe presentare in Europa e ai mercati la decisione dicendo “non siamo noi che vogliamo fare debito, è l’Europa che non fa l’Europa, perché se ogni membro fa a modo suo si rompe il mercato unico”. Non si può condividere tutti la scelta politica delle sanzioni alla Russia, ma non i loro effetti”.
Alla domanda se sia favorevole agli extraprofitti, Bonomi ha ricordato che “Confindustria è stata la prima a condannare la speculazione sui mercati dell’energia: bisognava intervenire sul mercato Ttf di Amsterdam. Sono favorevole al principio della solidarietà, ma qui c’è stato un doppio errore. La base normativa dell’imposta è sbagliata, l’imponibile presunto non si calcola sulle dichiarazioni periodiche Iva.
Infatti, il gettito non è arrivato e sentiremo parlare dei ricorsi per anni. Inoltre, la tassa è stata estesa a imprese energetiche che non operano su acquisti e import di gas. Di qui i contenziosi e il basso incasso pubblico. Sarebbe stato più facile applicare le addizionali Ires, solo nei settori necessari. Non è successo”.
“Occorre la serietà e la responsabilità di tutti. Di chi ha vinto e chi no. Dei corpi intermedi. Se qualcuno pensa di utilizzare la crisi speculando su questo momento, dovrà sentirsi dire “basta!”. Ci sono fasce troppo ampie di popolazione che soffrono e attendono una risposta da tutti. Sono preoccupato più ora che all’inizio della pandemia, è un momento molto delicato per il paese e per le industrie. Senza industria non c’è l’Italia. Se chiudiamo migliaia di imprese, vengono meno centinaia di migliaia di posti di lavoro”.
Sulla possibilità di un nuovo mandato, “non si è eletti a vita alla guida di Confindustria. Il mandato del presidente è solo di quattro anni non rinnovabili; quindi, tra meno di due anni terminerà il mio incarico. Nel frattempo, c’è molto da fare, dal polo petrolchimico di Priolo all’Ilva, dal lavoro al fisco. Siamo pronti a misurarci con persone competenti e autorevoli. Tecnici o politici, non fa differenza”, ha concluso.








