“Il governo ha molte valide ragioni per sostenere che, con un’inflazione arrivata stabilmente a due cifre, è difficile poter rispettare i tempi dettati dall’Europa sul Pnrr, e che una revisione degli obiettivi è dunque irrinunciabile, anche se il commissario Ue Gentiloni ha fatto capire che al momento non c’è spazio per concedere deroghe”.
Inizia così l’analisi del giornalista ed ex senatore Riccardo Mazzoni dalle colonne del quotidiano Il Tempo.
“Ma i conti con la realtà andranno comunque fatti: il presidente di Confindustria Bonomi ieri ha opportunamente ricordato che il Pnrr dovrebbe servire a risolvere «i colli di bottiglia amministrativi e ordinamentali che Italia soffre da decenni», ma ha anche portato un esempio illuminante: il primo bando per la diga foranea di Genova è andato deserto proprio per la questione dei costi lievitati, mentre al secondo una ditta ha vinto ma la concorrente ha fatto subito ricorso al Tar, bloccando tutto.
Quella del Pnrr rischia di diventare dunque una corsa a handicap con troppe palle al piede, e in questo senso rischia di essere fuorviante il rimpallo di responsabilità in atto tra vecchio e nuovo governo: il nocciolo del problema è «di sistema», e infatti i ritardi si stanno accumulando nel passaggio dall’allocazione dei fondi, per la quale i tempi sono stati sostanzialmente rispettati, alla spesa effettiva delle risorse da parte dei soggetti attuatori a causa dei bandi di gara non andati ancora a buon fine.
“Non è un caso – prosegue Mazzoni – perché le criticità italiane nella capacità di spesa sono purtroppo note da tempo: negli ultimi cinque anni non siamo riusciti a spendere 70 miliardi di euro di fondi strutturali, e la sfida dei 220 del Next Generation Eu si presenta dunque come una montagna più che impervia a causa soprattutto di una burocrazia onnipotente”.
“Un altro esempio: nel 2020 i cento miliardi di scostamento di bilancio per ristori, bonus e cassa integrazione, nonostante fossero tutti destinati ai trasferimenti, giunsero a destinazione molto spesso tardi, segno di una macchina amministrativa inefficiente su cui il governo Conte fece gravare un surplus di nuovi paletti burocratici che rallentarono ulteriormente i finanziamenti”.
“Il Pnrr ha vincoli di destinazione molto precisi, a partire da digitale, ambiente e infrastrutture, e l’Ue ci chiede di spenderli quasi interamente in acquisti di beni e servizi. Al contrario dei trasferimenti, la spesa per beni e servizi richiede progetti specifici, e non tutte le amministrazioni sono in grado di spendere bene e in così poco tempo le enormi risorse che riceveranno.
Sulla digitalizzazione l’Europa ci impone di stanziare 50 miliardi in tre anni, e si dovranno fare migliaia di progetti specifici. Ebbene, quante delle nostre realtà locali hanno le competenze necessarie?
Lo stesso vale per i miliardi per isolare termicamente ospedali, tribunali, scuole, edifici pubblici e privati. Per indire una gara vanno rispettate le regole europee sulla concorrenza, va superato il vaglio della Corte dei conti e resta sempre sospesa la spada di Damocle dei ricorsi al Tar.
Una parte delle gare sarà a livello centrale, ma la maggioranza ricadrà inevitabilmente sui territori, ed è lecito chiedersi quante delle 30mila stazioni appaltanti sono oggi in grado di indire e di gestire gare adeguate nel campo della digitalizzazione.
Se un appalto medio in Italia richiede la bellezza di diciassette anni, mentre in Francia, ad esempio, ne bastano sei, è chiaro che stavolta la soluzione non può essere trovata con strumenti ordinari, altrimenti il calendario del Pnrr rischierà di saltare già nel 2023, con lo stop all’erogazione dei fondi.
Vanno dunque accelerati l’iter di approvazione dei progetti e il rilascio dei pareri, con una profonda revisione della governance attuale del Pnrr e delle regole per attuarlo, oltre a un’interlocuzione costruttiva con l’Ue per rivedere obiettivi e tempistiche. Il tema dei costi è un intralcio oggettivo, e il motore di un’utilitaria come la macchina-Italia non può mettersi d’improvviso a correre come una Ferrari” conclude Mazzoni.








