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[Il retroscena] Il foglietto dei desideri con i nomi degli aspiranti ministri. Ecco le trattative (difficili) per il nuovo Governo. Ma la Meloni accelera

Più che via telefono o con incontri faccia a faccia, viene spiegato da fonti accreditate, il confronto su come coprire le diverse caselle del futuro Governo in queste ore avviene attraverso l’invio alla premier in pectore Giorgia Meloni di un ‘foglietto‘ con i desiderata, di volta in volta aggiornati, degli alleati del centrodestra.

Nella ‘lista‘ della Lega, dopo la rinuncia di Matteo Salvini a pretendere di tornare al Viminale, ci si focalizza soprattutto sui ministeri (Infrastrutture, Agricoltura, Riforme, o Affari regionali per l’Autonomia), mentre i possibili candidati a una poltrona – oltre allo stesso segretario – sono Rixi, Locatelli, Centinaio.

Nell’elenco di Forza Italia a dominare sono invece i nomi. Tra cui ci sono appunto quello di Antonio Tajani (per il quale sembra sempre più vicina la Farnesina), quello di Anna Maria Bernini e, soprattutto, di Licia Ronzulli.

La Meloni ha già detto no all’ipotesi che vada alla Salute, ma l’interessata non vorrebbe
nemmeno accettare un dicastero di poco peso.

Sempre in quota Fi, inoltre, potrebbe arrivare alla Cultura Alberto Barachini, presidente uscente della commissione di Vigilanza Rai, a meno che in quella casella Meloni non preferisca l’attuale consigliere di amministrazione di viale Mazzini, Giampaolo Rossi. In quel caso al senatore azzurro potrebbe
spettare la delega all’Editoria.

Mercoledì potrebbe essere pronta una mappa con l’assetto del prossimo governo, che includerebbe: ministeri con portafoglio, presidenti di Camera e Senato, e i tre sottosegretari alla presidenza del Consiglio.

La mappa, al momento, sarebbe non troppo lontana dal completamento, sia pure con alcune (vistose) zone grigie. Ma la Meloni comincia a essere un po’ irritata per la trattativa: le persone ci guardano – è il pensiero che filtra dai vertici del partito – non possiamo mostrarci presi soltanto dalle quote di ciascuno e dalle caselle da riempire. Come dire: se non si risolve in fretta, farò io.

Anche se qualche giorno in più (in cui i posti continueranno a vorticare) viene dal fatto che Mario Draghi tornerà da Bruxelles soltanto il 21 ottobre, dopo il Consiglio europeo che dovrebbe mettere a punto il regolamento energetico.

Tra le zone grigie della mappa di governo, la prima che balza all’occhio è quella dei vicepremier. Meloni, in sostanza, non ne vuole: «Fanno troppo quote di partito old fashion», dice uno dei suoi.

E poi c’è il Mef, il ministero dell’Economia. La premier in pectore attende la disponibilità di alcune figure tecniche di primo piano. Ieri, oltre a quello dell’ex direttore di Bankitalia, Fabio Panetta, ha cominciato a circolare il nome del presidente della divisione Imi di Banca Intesa, Gaetano Miccichè.

Se dovesse prevalere la scelta politica, in FdI nessuno esclude che a Salvini possa essere proposto il nome di Giancarlo Giorgetti, oggi allo Sviluppo economico. Sarebbe il Ministero di primo piano richiesto e sarebbe difficile per Salvini rifiutare. A dispetto del fatto che la partita veda i ministeri economici come meno appetibili rispetto al passato. E a dispetto del fatto che nella Lega ci sia già chi parla di “metodo Draghi”, con la premier che sceglie fior da fiore i nomi dei ministri nei partiti. Peraltro, il nome del ministro allo Sviluppo ricorre anche per la presidenza della Camera.

Diventerebbe di attualità qualora Salvini rinunciasse, cosa che fin qui non ha per niente fatto, alla presidenza del Senato per Roberto Calderoli. Ma sulla seconda carica dello Stato, il nome oggi più forte è quello di Ignazio la Russa, che oltre al curriculum – è stato vicepresidente della Camera ed oggi lo è del Senato – appartiene al partito di maggioranza. Se alla Lega spettasse la presidenza della Camera, i concorrenti sono due: Giorgetti, ma anche il capogruppo Riccardo Molinari. Entrambi manifestano distanza dalla questione.  

Da mettere a punto anche la questione Viminale. Salvini ripete il mantra degli ultimi giorni: «La Lega ha una squadra assolutamente all’altezza, non ha pretese né punta i piedi». Il nome più citato è quello del prefetto di Roma Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto al Viminale con Salvini. «Purché» sbuffa un leghista «non sia assegnato d’ufficio in quota Lega». Non sia, insomma, conteggiato tra i ministri leghisti.  

C’è poi un tema che un deputato di FdI riassume così: «Nel governo Draghi ci sono… sette donne. Sarà molto difficile che Meloni scenda al di sotto di quell’asticella». E allora, tra i nomi che molto circolano, in FdI ci sono quelli di Daniela Santanchè e Isabella Rauti. Mentre nella Lega sono in pole position per incarichi di governo Giulia Bongiorno, Vannia Gava, Erika Stefani, Lucia Borgonzoni e Alessandra Locatelli.

Tra le caselle da definire, la Giustizia. Per cui si parla della leghista Giulia Bongiorno, anche se il primo nome continua a essere quello dell’ex procuratore Carlo Nordio. Mentre assai meno problematici appaiono gli Esteri, che dovrebbero andare all’azzurro Antonio Tajani. C’è chi osserva che in via Veneto, un intero piano del ministero allo Sviluppo economico sia vuoto. Era quello un tempo occupato dall’Energia, oggi accorpata alla Transizione ecologica. In tanti sono pronti a scommettere su un riaccorpamento. Il nome potrebbe essere quello di Guido Crosetto.

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