Il testo del Dl Semplificazioni che è circolato “era una bozza molto preliminare. Arriveremo nei prossimi giorni, anzi direi immediatamente, ad una versione definitiva, che verrà condivisa in tutte le sedi politiche necessarie”.
Risponde così, con nettezza il presidente del Consiglio Mario Draghi, in conferenza stampa al termine del Consiglio Europeo a Bruxelles alle domande sui veti incrociati dei partiti riguardo alla bozza del decreto legge Semplificazioni e (implicitamente) anche alle polemiche sulla questione dello sblocco dei licenziamenti.
“Si tratta di cambiamenti molto importanti, sollecitati dalla Commissione – aggiunge Draghi – sono cambiamenti profondi, quindi mi aspetto che ci sia una diversità di vedute. Si tratterà di trovare un punto di incontro, senza che venga snaturato l’obiettivo principale dello sforzo: costruire un’Italia più equa e competitiva, quella che vediamo nel Pnrr”, conclude.
La liberalizzazione dei subappalti conterrà clausola che consenta di tenere insieme la convenienza economica e la sicurezza sul lavoro: il governo e la maggioranza potrebbero decidere di togliere dal tavolo le norme piu’ divisive del decreto, ma rimanendo nel solco tracciato dal premier.
Il decreto Semplificazioni, che avrebbe dovuto essere approvato la scorsa settimana secondo il cronoprogramma inviato in Ue, rappresenta il primo provvedimento che traduce le promesse del Recovery plan italiano: tagliare i tempi per la costruzione delle infrastrutture materiali e immateriali ne rappresenta uno dei cardini.
Ma c’e’ spazio anche per la cosiddetta rigenerazione urbana, vale a dire la possibilita’ di demolire e ricostruire i palazzi nei centri storici delle citta’, e per un pacchetto di norme che dovrebbero facilitare l’utilizzo del superbonus.
E’ pero’ sugli appalti che si e’ concentrato il dibattito all’interno della maggioranza nei giorni scorsi.
Le bozze circolate non hanno convinto il Pd, LeU e una parte del M5, facendo alzare barricate ancora una volta ai sindacati, che domani scenderanno in piazza per protestare contro quella che definiscono una ‘deregulation’.
Sono due le misure criticate piu’ duramente: c’e’ il tetto per i subappalti che nei testi circolati salterebbe del tutto e c’e’ l’indicazione del cosiddetto massimo ribasso come chiave principale per valutare le offerte durante le gare.
La prima novita’ risponderebbe anche a quanto chiesto da Bruxelles nel recente passato ma il rischio – mettono in guardia i critici – e’ che si aprano le porte all’illegalita’.
La partita potrebbe dunque essere rinviata a un momento successivo, quando il governo sara’ chiamato ad approvare il ddl delega sul codice degli appalti. Nel frattempo, verrebbe riconfermata la proroga della soglia del 40%.
L’importanza dei controlli sulla sicurezza sul lavoro, in un Paese dove si continua a registrare un alto numero di morti bianche, e’ considerato altrettanto centrale dai sindacati e anche da molti esponenti della maggioranza: qui la strategia potrebbe appunto essere quella di affiancare al criterio del ‘massimo ribasso’ quello degli aspetti “qualitativi”.
Un’altra settimana decisiva per il premier Mario Draghi, che a Bruxelles suona la sveglia al Consiglio europeo sul dossier migranti, “perché mettere a dormire un problema non lo fa sparire”, le parole con cui ha esordito mettendo il tema sul tavolo.
Intanto il presidente del Consiglio blinda la mediazione sui licenziamenti, che segna “un miglioramento considerevole – afferma – sia di una situazione che vedeva l’eliminazione pura e semplice del blocco, sia di una posizione che vedeva il mantenimento del blocco tout court fino a dicembre”. La soluzione individuata “è in linea con tutti gli altri Paesi europei che hanno preso questa strada”, mette in chiaro Draghi, confidando che “sia i sindacati che le imprese si ritrovino in questa mediazione”.








